Smettetela di scrivere che è il parco della paura

Smettetela di scrivere che è il parco della paura

Maria Ester Savarè

Egregio direttore,scrivo alla sua rubrica perché davvero sono stanca di leggere tra i titoli e negli articoli pubblicati sul suo giornale la definizione di zone della nostra città come luoghi di paura e terrore. Il parco di via Fascetti non può essere continuamente definitivo dai suoi giornalisti «il parco della paura»! Credo che un giornalismo serio debba riportare i fatti senza suggestionare chi legge. La paura è una emozione primaria dell’essere umano e come tale va - da chi sa usare le parole con intelligenza - semmai contenuta, non istigata. Quando io passo da via Fascetti non ho per nulla paura, chi ha subito uno scippo, invece, - in via Fascetti o altrove – vivrà certamente l’emozione della paura, che passi da via Fascetti, in corso Roma o lungo le rive dell’Adda. E proprio davanti a questo dato di fatto, non riesco a giustificare che un giornale insista nel demonizzare quel parco creando una sorta di «timore preventivo», tra l’altro ben strumentalizzato da alcune forze politiche durante questa campagna elettorale.Un giornalismo che si rispetti e rispettoso dei suoi lettori dovrebbe, secondo il mio pensiero - ma non solo mio - riportare i fatti per come sono avvenuti, soprattutto se stiamo parlando di cronaca. Le conclusioni, le supposizioni, le emozioni, i timori e le paure che quelle parole saranno in grado di suscitare saranno – e così devono essere - un onere a carico dei soli lettori. Grazie per l’ospitalità!

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