Ottantamila alpini a Treviso: c’eravamo anche noi della Bassa

Ottantamila alpini a Treviso: c’eravamo anche noi della Bassa

Gigi Ferrari, capogruppo alpini Bassa lodigiana

Novanta e subito vien da pensare alla cabala del lotto: la paura fa 90, novanta sono invece le Adunate Nazionali degli Alpini che si sono svolte dal 1920, appena due anni dopo la fine della Grande Guerra quando gli Alpini vollero tornare sull’Ortigara per ricordare i loro Veci che “avevano messo le scarpe al sole” , ad oggi; l’ultima appena conclusa svoltasi a Treviso dal 12 al 14 maggio che ha visto il capoluogo della “Marca” invaso da oltre 300.000 persone che hanno vissuto insieme, visitato la città ed il circondario, ascoltato cori e fanfare e cantato dal mattino a tarda sera occupando alberghi, B & B, campeggi, oratori, scuole, palestre con brande, cucine ecc. sino ad arrivare a domenica quando ordinatamente oltre 80.000 Alpini, che hanno atteso per ore sotto il sole il loro turno, hanno sfilato, molti con problemi fisici aiutandosi con un bastone o spinti dai compagni su una carrozzina, lungo il percorso di circa 3 chilometri tra due ali di folla festante accompagnati dal ritmo delle fanfare che precedevano le diverse Sezioni, sono state necessarie 13 ore perché tutti potessero sfilare. Ma cosa spinge gli Alpini giovani e anziani, dal muratore bergamasco all’avvocato di Roma, dal pastore delle montagne d’Abruzzo al professore universitario, dall’Alpino semplice e magari a suo tempo sotto le armi indisciplinato all’anziano Generale oggi in pensione che 40 anni orsono da Capitano faceva “trovare lungo” ai suoi Alpini, cosa spinge questi 80.000 a ritrovarsi, ad affrontare trasferte anche di migliaia di chilometri (basta pensare agli Alpini emigrati che arrivano dal Canada, dalla Nuova Zelanda, ecc.) a dormire su una branda in una palestra od in una tenda , cosa li spinge a tutto questo? Lo spirito alpino che ti è rimasto dentro e che 20/40/60 anni fa ti faceva dire “naja schifa” quando in marcia sotto il sole cocente o il ghiaccio e la neve lo zaino e l’arma ti fiaccavano le spalle ma oggi ti portano, anno dopo anno, a non volere mancare all’appuntamento e magari ti capita pure di ritrovare dei “fratelli di naja” che non vedevi da 40 anni ed allora la commozione è forte e a volte ci scappa anche una lacrima ricordando quei tempi. Ma c’è un’altra parola che meglio di ogni altra identifica lo spirito che anima gli Alpini che fanno parte dell’Associazione nazionale Alpini ed è “Alpinità”, ma che significa? è un termine che non si trova nei vocabolari, può aiutarci nell’interpretazione quanto scrisse nel febbraio 2005 sulle colonne de L’Alpino l’allora direttore Cesare Di Dato: «...Alpinità è invece parola pura, in perfetto idioma dantesco o, se preferite, manzoniano, una parola che, lasciatemelo dire, sa di montagna e di cieli azzurri. Non la troviamo ancora nei vocabolari, ma sono certo che prima o poi essa vi entrerà di pieno diritto. Ma cosa essa indica ?Si ha un bel dire che è usata spesso e che entra in tutti i nostri discorsi, ma siamo certi che ne sappiamo veramente il profondo significato ? Ho sempre detto e scritto a chi me lo chiedeva che quella è una domanda che mi fa tremare le vene e i polsi. La risposta non è facile, si potrebbe errare per difetto o per eccesso; nel primo caso saremmo troppo modesti, nel secondo ci faremmo prendere la mano dalla retorica... Diremo allora che Alpinità significa essere alpini fino in fondo e credere in quello che si fa? Troppo riduttivo. Che è parola che indica tutti i buoni sentimenti che ispirano la grande maggioranza dei nostri iscritti che offrono il loro aiuto a chi soffre? Troppo enfatico. Provo allora la via di mezzo. Alpinità è quell’insieme di buone idee, di disinteressate azioni, di coesione morale e di amicizia che supera i ceti sociali e che fa dei nostri iscritti un blocco abbastanza omogeneo. Non stupisca quell’abbastanza, noi Alpini siamo uomini e non sarei certo contento se non avessimo oltre ai pregi anche i difetti di tutti gli umani. Altro non saprei dire.»Così sono gli Alpini “fieri ed orgogliosi” nella loro “semplicità ed umiltà” non condizionati da nessuno e quando passano davanti alla tribuna d’onore per loro esiste soltanto il Presidente Nazionale che idealmente dal palco con il suo cenno di saluto è come se stringesse la mano ad ognuno di loro con a fianco il Labaro Nazionale decorato di decine di Medaglie d’Oro.Anche gli Alpini della “Bassa Lodigiana” non hanno voluto mancare all’appuntamento.

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