Alla Bonella la “sfida” del maiale

Eugenio Lombardo

Daniele Rancati ha 31 anni e di mestiere fa l’agricoltore alla cascina Bonella di Santo Stefano Lodigiano. Già da ragazzo aveva deciso che questo sarebbe stato il suo lavoro. È un ragazzo concreto, essenziale, rapido quando c’è da fare una scelta. Ha l’orgoglio di chi ha saputo mantenere la tradizione di famiglia, ma certi interrogativi sul futuro dell’agricoltura se li pone anche lui, che comunque è un ottimista per natura. I giovani, come noto, vanno incoraggiati. Nel recente passato per ogni due ragazzi che provenivano dall’ambiente agricolo, uno smetteva. Chiudevano stalle, porcilaie, altri allevamenti, e gli sconfinati spazi della bellissima campagna lodigiana cedevano - tutt’ora purtroppo è così - al trionfo della cementificazione della logistica, alle promesse di nuovi, futuri posti di lavoro, tutti appiattiti a caricare e scaricare i camion delle distribuzioni più svariate.

Scelte forzate C’era forse da criticare chi smetteva? Basta esaminare qualche dato spicciolo di natura economica: nel 2011 il mais si vendeva a 25 euro a quintale, adesso siamo intorno ai 16 euro: si sono persi 9 euro tondi tondi. Chi gestiva direttamente una porcilaia, sulla vendita dei suinetti da 30 kg, aveva una media di profitto pari ad euro 2,80 al kg: oggi ci rimette 60 centesimi al kg perché il prezzo medio non si schioda da euro 2,20. Non c’è da stupirsi, dunque, se da qualche tempo tutti preferiscano la soccida, che neutralizza i rischi d’impresa; in questo senso i Rancati sono un’eccezione coraggiosa alla regola. Ad infierire sulle valutazioni economiche generali, basterebbe prestare attenzione ad un altro conticino: fare nascere un maialino costa circa quaranta euro, mentre a venderlo alla macellazione è capitato, cifre alla mano, di rimetterci.Diventa davvero fondamentale che la politica sappia assumersi le proprie responsabilità: perché è francamente stucchevole attivarsi soltanto dopo gli scioperi e d’altra parte, nel commercio e nelle trattative tra produttori e rivenditori, sotto alcuni prezzi di vendita dovrebbe essere impossibile scendere. Ne va della sopravvivenza degli agricoltori, a qualunque settore si dedichino. Occorre un supporto di garanzia fondamentale da parte della politica: una volta per le banche l’offerta della cambiale agraria era una norma, il giro dei prestiti elevato, i rientri rispettati. Oggi per accedere ad un finanziamento occorre quasi già avere i soldi da parte.

Agricoltori di razza Persino il 1991 appare come un’epoca remota anni luce rispetto ad oggi. In quella data, Giovanni (detto Gianni) Rancati è arrivato alla cascina Bonella di Santo Stefano Lodigiano, sita in un lembo di terra dove la campagna si appiattisce esaltando la bellezza della pianura. In questa azienda agricola vi era già una porcilaia, con una trentina di scrofe, e vi erano pure pochi ettari di terra. Oggi siamo a 400 capi, e tenuta e fabbricati sono stati ampliati.Gianni Rancati è il papà di Daniele. Intensa e particolare è la storia della famiglia Rancati, che probabilmente non sa quanto sia antico questo presidio agricolo, voluto da cardinale Michele Bonelli Alessandrino (da cui il toponimo della corte), il quale prelato intorno al 1560 rivestiva un ruolo di rango nell’Abbazia di Santo Stefano al Corno.I Rancati, invece, avevano il proprio originario ceppo a Caselle Landi, dove nonno Cesare conduceva una piccola azienda agricola, alla cascina Ponte della Colonna, insieme al fratello Giuseppe.Il figlio di nonno Cesare, Tarcisio, nativo del 1903, svolgeva invece il proprio ruolo di agente per conto di possidenti: aveva inizialmente seguito le sorti dell’azienda agricola Pizzolano di Somaglia, e successivamente si era spostato alla cascina Cigolona di Casalpusterlengo, una realtà architettonica di bellissimo prestigio, vera perla del territorio.

Tarcisio e la Cigolona Il signor Tarcisio Rancati era un uomo di buon carattere ed al tempo stesso molto preciso perché ci teneva che gli affari affidatigli fossero seguiti con il necessario scrupolo; egli era sposato con Carmen Ricotti, che proveniva da una famiglia di proprietari terrieri originari di Somaglia, da cui aveva avuto tre figli: Anna Maria, Cesare e appunto il nostro Giovanni; in realtà anche Cesare, che in qualità di tecnico ha lavorato per una multinazionale anglo-olandese, nel proprio tempo libero ha concesso tutta la sua passione all’azienda agricola di famiglia.Alla cascina Cigolona il signor Tarcisio Rancati ebbe modo di lavorare sino al 1978 con la famiglia Ramella, che aveva anche un esercizio commerciale in paese per la produzione di formaggi; in seguito, cessata questa produzione, il latte fu conferito ai caseifici limitrofi. Successivamente l’azienda agricola della Cigolona fu venduta a Romeo Oleotti, con cui Gianni Rancati, affiancatosi al padre Tarcisio, cominciò il suo percorso nell’ambiente agricolo.Quando nel 1956 Gianni Rancati venne al mondo, il signor Tarcisio aveva già 53 anni, eppure malgrado la differenza d’età quest’ultimo seppe seguire il figliolo, insegnandogli il mestiere, e incoraggiandolo al tempo stesso a rendersi autonomo.

Gianni e la Buongodere Tra il 1979 ed il 1980 Gianni Rancati era alla cascina Cantonale di Somaglia, quale agente della famiglia Nicò. Mentre nel 1981, ricoprendo lo stesso incarico, andava alla cascina Buongodere di Vittadone, dove prestò il proprio operato alle dipendenze della signora Annamaria Aceti Ponti, splendida signora e nobildonna, che con grande determinazione, dopo la morte del marito Pierantonio, seppe condurre la propria tenuta agricola, posta dentro ad una straordinaria cornice fiabesca.Tra la signora Annamaria Aceti Ponti, sua figlia Nenelle e Gianni Rancati si instaurò un rapporto di solidissima fiducia: la proprietà ascoltava con fiducia i consigli dell’esperto agente. Il legame si è poi mantenuto nel tempo e perdura tuttora, avendo preso Gianni in affitto i terreni della Buongodere; una scelta questa da un lato romantica, dettata dalla lunga permanenza in quei possedimenti e dal legame con la famiglia Ponti, e dall’altro funzionale al proprio principale impegno: quella porcilaia rispetto alla quale occorre il necessario terreno per lo scarico dei liquami. E poi la terra per Gianni Rancati ha sempre avuto un fascino speciale: la cultura della pazienza, l’attesa del germoglio, lo svilupparsi del raccolto, gli esiti del proprio impegno e, certe volte, anche il responso del fato.

Terra nuova Nel 1991 Gianni Rancati aveva intanto scoperto che una porzione della cascina Bonella - sita appunto a Santo Stefano Lodigiano ed all’epoca divisa fra tre proprietà - era posta in vendita: Giovanni Bianchi, infatti, che possedeva una panetteria con rivendita di alimentari a Codogno, e che faceva pure il piccolo possidente terriero, cessava la propria attività agricola, vendendo due ettari di terra, 30 scrofe, e una piccola parte di fabbricati. Quattro anni dopo Gianni acquisiva anche la possessione che sino ad allora era stata dei Marinoni, con altri sei ettari di terra ed altra parte dei fabbricati.Nel 1996, Gianni lasciava Casalpusterlengo per trasferirsi presso la cascina Bonella insieme alla moglie Lucia Loschi, originaria della località Franchini, minuscola frazione di Vernasca, ed i piccoli figli: Daniele, Marco e Chiara. Ognuno ha ormai intrapreso la propria strada: Daniele, trentunenne, perito agrario, collabora in azienda col padre; Marco, ragioniere ventiseienne, lavora presso una multinazionale tedesca; e Chiara, ventunenne, è studentessa universitaria.Nel tempo Gianni ed il figlio Daniele hanno ulteriormente ampliato gli orizzonti e le potenzialità della loro azienda agricola: è stato realizzato un nuovo capannone con funzionale sala parto per le scrofe, valorizzando il proprio impegno anche sotto il profilo della genetica; sono stati apportati miglioramenti alle strutture; è stata acquisita altra terra; si è realizzato un impianto fotovoltaico, con produzione di 772 kw di energia elettrica.Oggi nella porcilaia vi sono 400 scrofe fattrici, e un allevamento a ciclo aperto, con i suinetti portati a 35 kg prima di essere venduti a due ingrassatori della Lombardia. Un’attenzione particolare è ovviamente rivolta all’alimentazione: orzo, mais, soia provengono direttamente dai campi coltivati dai Rancati, mentre per cruscame, oli e sali minerali, insomma il variegato mangime alimentare, ci si rivolge alle migliori aziende specializzate del settore. È l’ora di pranzo e personalmente mi attarderei volentieri davanti ad un bel piatto di polenta. Ma qui gli agricoltori pensano solo al lavoro e a riprendere le attività interrotte in occasione del mio arrivo. Riprendo così la strada di casa: però, quanto mi sono mancate le cascine in questi mesi!

L’allevamento condotto a Santo Stefano Lodigiano dalla famiglia Rancatiresiste ai tempi di crisi, allargando con costanza orizzonti e potenzialità

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