Cosa funziona e cosa no nellasanità pubblica

Cosa funziona e cosa no nella sanità pubblica

Le traversie di un malato di diabete a Lodi

Egregio direttore,

vorrei titolare questa mia lettera “La Sanità pubblica: il buono e il cattivo”, e le spiego il perchè.

Ho dovuto affrontare un problema molto preoccupante e quindi ho cercato in ogni modo di risolvere. Io sono diabetico e un mattino di settembre mi sono trovato con l’alluce del piede sinistro annerito. Temevo di dover affrontare un intervento drastico che mi richiamava quanto accaduto ad un conoscente: l’amputazione.

Fortunatamente avevo un appuntamento prenotato presso l’ambulatorio di diabetologia. La dottoressa, dopo la visita, ha deciso di inviarmi a Codogno dove esiste l’ambulatorio del piede diabetico (prima era giustamente a Lodi accanto al centro del diabete: questo è il cattivo).L’infermiera lodigiana ha preso contatto con il personale di Codogno ed è stato concordato un appuntamento (questo il buono). Subito telefono al centro di Codogno che mi rimanda alla regione Lombardia per fissare un appuntamento, ottenuto per il mese di novembre. Ho rinunciato: non potevo aspettare così a lungo vista l’urgenza del caso (questo il cattivo).

Torno dalla diabetologa lodigiana che mi avvia al chirurgo vascolare, con impegnativa a priorità 7 giorni.

Mi presento al Cup e m’informano che è impossibile ottenere la visita nemmeno fra 30 giorni (questo il cattivo). La signora della prenotazione, dopo aver sentito il mio caso, ha telefonato personalmente alla chirurgia vascolare per verificare se possibile restare nei tempi della richiesta: impossibile. Ringrazio la signora e mi avvio dalla diabetologa, che mi riceve tra una visita e l’altra. La dottoressa mi tranquillizza, anche perché lo stesso alluce nero si è manifestato sulle dita dell’altro piede. Avevo proprio bisogno di sostegno e lo avuto dal personale del centro che mi hanno letteralmente coccolato (questo è il buono). La conclusione di questa drammatica (per me) vicenda è che sono stato visitato dal chirurgo vascolare (in tempi ragionevoli) con una diagnosi favorevole, cioè nulla di preoccupante (questo è buonissimo).

Egregio direttore, voglio ringraziare tutte le persone che hanno compreso il mio dramma, che si sono attivate con professionalità, con amore, con caparbietà nel risolvere la mia paura. Mi riferisco in particolare al personale della diabetologia (non voglio fare nomi, ma loro sanno a chi mi riferisco) poi ad altri infermieri di altri reparti che hanno supportato la riuscita di questo drammatico viaggio. La sanità funziona perché ci sono persone che amano il loro lavoro, che comprendono i drammi dei pazienti e che si prodigano per risolverli (questo è il buono). Purtroppo esiste una burocrazia spietata che vede il paziente come un numero, che non comprende i suoi bisogni, come essere curati con una normale celerità. La ricerca ha fatto passi da gigante ma i nostri governanti non la vedono, non potenziano in particolare il personale medico e infermieristico che sono il motore della nostra sanità (questo è in cattivo).

Mentre vagavo per l’ospedale di Lodi, ho notato diverse persone in fila nell’atrio ed ho capito che dovevano rinnovare l’esenzione per reddito che scadeva il 30 settembre. Erano per la maggior parte anziani, sicuramente pensionati perciò con reddito identico all’anno precedente (non penso vincitori di varie lotterie o affini). Non si poteva rinnovarlo d’ufficio come per gli anni passati? Ecco questo è il cattivo.

Avrei un altro caso che mi riguarda. Ho prenotato la visita diabetologica di controllo (avuta in giugno 2020) a cui devo presentare il risultato del fondo dell’occhio (Fundus oculi), ebbene l’esame è previsto in luglio, cioè dopo la visita diabetologica. Mi restano tre possibili vie da percorrere: spostare la visita in luglio, anticipare l’esame in giugno, rivolgermi a strutture private a pagamento. (questo non è cattivo, ma pessimo)

Grazie per l’ospitalità.

Giampiero Leri

Lodi

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