Prima dei divieti la regione controlli le specie “straniere”

Prima dei divieti la regione controlli le specie “straniere”

Pescatori

Egregio Direttore,

chiedo ospitalità sul suo quotidiano per portare all’attenzione degli organi competenti le preoccupazioni e le lamentele di alcuni pescatori, in particolare pensionati, sulla regolamentazione della pesca all’alborella nei fossi e nelle rogge della bassa.

Un altro anno di pena per i pensionati che trascorrono qualche ora sulle rive dei nostri canali e delle rogge per pescare le alborelle.

Nel mese di febbraio 2018 la Regione Lombardia adottò il “Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, caccia, pesca e sviluppo rurale”, frutto del trasferimento della regolamentazione della pesca da governo centrale ai territori locali dall’anno 2015.

Questa iniziativa fu accolta bene anche dai pescatori lodigiani. Purtroppo, dopo le normali limitazioni per salvaguardare la specie durante il periodo della riproduzione, iniziarono i problemi.

Gli agenti e le guardie incaricate dei controlli portarono a conoscenza dei pescasportivi le nuove disposizioni per evitare di incorrere nelle infrazioni previste dalle nuove norme.

Nel mese di maggio 2018 vennero emanate norme interpretative che non portarono a nessuna modifica del problema di pesca nelle acque lodigiane delle alborelle.

Nel mese di agosto ci furono ulteriori modifiche ai regolamenti, ma anche questa volta la fumata è risultata assolutamente “nera”.

Nel mese di settembre, della situazione venne investita anche la consigliera lodigiana Patrizia Baffi, la quale si prese carico del problema e con carta e penna investì del problema l’assessore competente, il quale si prese l’impegno di aprire un confronto con gli uffici territoriali per arrivare ad una soluzione di questa situazione.

Tra poche settimane gli appassionati di questo sport volevano riprendere la pesca alle alborelle: purtroppo però dovranno lasciare i loro guadini e le loro canne sugli scaffali delle cantine perché nulla è cambiato.

La Regione ha diviso la Lombardia in 14 bacini di pesca, dettando per ognuno le regole, perciò anche nel il basso lodigiano a fossi e rogge si applicano queste disposizioni regionali.

I pescatori si aspettavano anche una forte presa di posizione da parte della Fipsas, società alla quale bisogna essere tesserati per poter pescare nelle acque dei fiumi e fossi, ma non si hanno tracce di un loro interessamento.

È di questi giorni la presa di posizione del presidente regionale della Fipsas: “Abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà a questo tipo di divieto. La fauna ittica dei nostri fiumi è cambiata nel corso degli anni, ma non c’è una mancanza così grande di alborelle tale da giustificare un divieto così restrittivo”.

La Regione Lombardia dal canto suo chiede una quota ai pescatori, esentando però i pensionati o comunque gli ultra sessantacinquenni.

Sembrerebbe che, in sede di rinnovo delle licenze per l’anno 2019, molti pescasportivi abbiano deciso di non rinnovare i loro permessi, in attesa di una decisione che vada incontro alle loro richieste.

Se questa iniziativa fosse indirizzata alla salvaguardia della fauna ittica, allora andrebbe regolamentata la pesca intensiva e bisognerebbe lasciare la possibilità ai singoli pescatori di trascorrere qualche ora nella campagna. Se fosse necessario, occorrerebbe stabilire un numero massimo di pesciolini da catturare: definire una volta per sempre questa situazione ha del ridicolo.

La Regione dovrebbe pensare a come evitare la presenza di fauna e flora non autoctona che danneggia l’ecosistema, piuttosto che mettere divieti dopo. Le alborelle, ad esempio, sono mangiate da pesci non nostrani che però sono nei fiumi della zona.

Perciò anche per il 2019 l’alborella, il classico pesciolino fritto o in carpione della nostra cucina tradizionale, non potrà più essere pescata nei corsi d’acqua e non potrà arricchire le tavole dei lodigiani.

Gian Paolo Bergamaschi

Fombio

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