I veri proprietari sono i cittadinidel Sudmilano

I veri proprietari sono i cittadini del Sudmilano

La gravissima crisi in cui si dibatte Rocca Brivio

Gentilissimo signor Direttore, la luce che gettano i riflettori su Rocca Brivio è davvero fioca.

L’Associazione che scrive è presente a Rocca Brivio. Fino alla morte della nostra coordinatrice, Gabriella Paolucci, eravamo presenti tutti i giorni esclusa la domenica dall’alba al tramonto. Un impegno che ha assicurato un presidio costante alla Rocca, per migliaia di ore l’anno, protratto per venti anni: dal settembre 1996 alla primavera 1997; nel corso di questi anni sono passate in Rocca centinaia di persone: volontari, persone in condizioni di disagio sociale sostenute dai nostri progetti, obiettori di coscienza, ambientalisti, botanici, curiosi interessati a visitare l’unico vivaio naturalistico italiano gestito da volontari. Oggi la nostra presenza è più diradata ma è ancora costante, i volontari dell’Associazione sono in vivaio tutti i sabati per tutta la giornata, per due-tre sere alla settimana, sporadiche ma non infrequenti le presenze durante il giorno in settimana.

La nostra Associazione ha così assicurato oltre 1200 ore di presenza di lavoro esclusivamente volontario presso la Rocca dall’inizio del luglio 2018 a oggi. Di queste 104 ore sono state fornite da persone avviate in messa alla prova o in esecuzione di lavori di pubblica utilità in forza di una convenzione che abbiamo con il Tribunale di Milano: persone che evitano, per reati per cui non è indispensabile l’arresto, la prigione o gravi sanzioni pecuniarie. In questo momento altre cinque persone attendono di iniziare il loro servizio a favore della biodiversità presso il vivaio dell’Associazione.

Questa è la nostra esperienza e quello che facciamo a Rocca Brivio. Non ci riteniamo comunque assolti per la situazione di degrado che da troppo tempo caratterizza la Rocca.

La storia di Rocca Brivio descrive una parabola di caduta triste e inquietante: dopo i milioni di euro pubblici (Comuni, Ami Acque e Fondi Regionali a rotazione) gettati nell’acquisizione e nel recupero della Rocca che questa giaccia abbandonata è clamoroso, che appaia alle cronache per una cupa vicenda di morte con al centro un giovane massacrato orribilmente e abbandonato per mesi nei campi è qualcosa di peggio che riempie di vergogna e sgomento chi, come i membri di questa Associazione, opera a Rocca Brivio. La fine del percorso sembra essere il ritorno in mani private del bene ed è una dichiarazione di resa, d’incapacità a gestire quello che con enfasi (forse impropria) viene definito un bene comune.

All’inizio del percorso dell’acquisizione pubblica c’eravamo anche noi, certo non in posizione preminente -eravamo come è noto, in rapporto di polemica con i proprietari, senza i vantaggi degli interventi pubblici a favore della Rocca che non ci hanno riguardato-, ma anche noi abbiamo partecipato a questa vicenda e condividiamo la sconfitta.

Forse l’insuccesso dipende dal mancato coinvolgimento dei veri proprietari della Rocca: i cittadini del Sud Milano, gli sforzi in questo senso sono stati scarsi e occasionali. Il ruolo che i diversi attori istituzionali e del terzo settore hanno immaginato per loro è stato quello di spettatori delle belle cose che immaginate. Il risultato è stato disinteresse e abbandono, oltre a una catena di inevitabili polemiche alle quali anche chi scrive ha contribuito.

Questo non ha rappresentato un bene per la Rocca, ma ben più grave è stato l’incapacità di suscitare l’interesse dei cittadini sul suo destino. Alla fine questo è il risultato: Rocca Brivio è tanto abbandonata da diventare occasionale patibolo della malavita, a poche decine di metri da dove noi stiamo propagando piante autoctone destinate alle aree protette di Lombardia e Piemonte si è commesso un fatto atroce e terribile del quale non riusciamo senza sgomento la descrizione giornalistica. È la certificazione di una disfatta morale e civile di cui siamo parte sentendone il peso e alla quale dobbiamo opporci. Il progetto che ci fu prospettato all’epoca del nostro arrivo era bello e in qualche modo grandioso, degno della cornice della Rocca. Sono stati fatti degli errori, oltre alla chiusura e all’autoreferenzialità, certamente sbagliato è stato abbandonare al degrado le pertinenze esterne, che costituiscono il necessario complemento della Rocca e senza la cui valorizzazione non si fermerà il degrado.

Oggi la quantità di risorse per recuperare i due mulini, la corte agricola e il rudere dell’opificio sono enormi. Chi nell’Italia del 2019 può investire una simile quantità di denaro in un bene così fortemente (e giustamente) vincolato? Spiace ricordare che in almeno due occasioni le nostre offerte di contribuire al recupero di una parte di questi beni sono state rigettate dalla proprietà.

Riguardo all’ipotesi della gestione da parte del FAI, crediamo che questa o simile istituzione di rilievo nazionale , se interessata, potrebbe aiutare il rilancio della Rocca, ma senza il più ampio coinvolgimento di chi sino ad oggi ha pagato la Rocca senza ottenerne benefici, dovremo ancora assistere a degrado e abbandono.

Perciò alcuni mesi fa, insieme a altre Associazioni, abbiamo chiesto alla Consulta delle Associazioni di San Giuliano di avviare un percorso conoscitivo che abbia lo scopo di coinvolgere nel dibattito sulla Rocca più vasta compagine di soggetti, oltre a quelli da sempre interessati al dibattito, Il percorso è iniziato e i risultati sono incerti, ma, ripetendo ancora il titolo del vostro giornale, è necessario gettare più luce (e promuovere partecipazione) su Rocca Brivio).

I più cordiali saluti.

Franco Rainini

per l’Associazione Rocca Brivio

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