Un Dio povero che dovrà “emigrare” in un paese straniero

Un Dio povero che dovrà “emigrare” in un paese straniero

L’Avvento, gli immigrati e il decreto Salvini

Sabato 1° dicembre, all’incontro organizzato dal mensile “Vita” e dal Consorzio “Farsi Prossimo”, la signora Annalisa Verna ha detto: “Accogliere Mamadou mi ha cambiata, la sua presenza dentro casa mi ha costretta a fare i conti con la mia reale capacità di accogliere una persona diversa da me. Per mio figlio invece è stato un bagno di umiltà, perché Mamadou nonostante quel che ha passato è riconoscente alla vita. Tullio ha iniziato a lavare i piatti, perché Mamadou lo faceva”.

Negli ultimi tre anni in Italia più di 1.000 famiglie hanno aperto le porte di casa a una persona rifugiata grazie a progetti promossi da enti non profit grandi e piccoli (da Caritas Italiana alla rete Refugees Welcome Italia) spesso in collaborazione con i Comuni e grazie al supporto di una rete di persone di alto spessore professionale e umano: assistenti sociali, avvocati, psicologi e tantissimi volontari. Più di 1.000 famiglie si sono fatte famiglia un’altra volta. Nelle loro cucine sono nati nuovi sapori, le loro tavole hanno conosciuto un nuovo commensale, le loro case hanno accolto una persona nuova: un fratello o una sorella in più, un figlio inatteso venuto da un’altra terra, una terra sconosciuta e lontana. Un forestiero!

Vorrei mettere questo dato in evidenza proprio all’inizio del periodo di Avvento.

Al contrario, non vorrei nemmeno nominare il decreto appena approvato con voto di fiducia dal parlamento italiano, il cd. “Decreto sicurezza”. Un provvedimento che avrà letteralmente l’effetto di buttare in mezzo alla strada circa 120.000 persone nei prossimi mesi. Sono famiglie intere, minori soli, giovani e anziani. Tra loro ci sono anche persone malate, psicologicamente provate, senza nessuno su cui contare fuori dalle strutture di accoglienza.

Non è questa la sede per indagare i dettagli tecnico-giuridici del decreto. Oggi, invece, vorrei provare a parlare ai cuori di chi leggerà queste mie poche parole. Sono parole scritte con l’affetto di un fratello verso i nostri “fratelli più piccoli”; sono parole scritte con l’amarezza di vedere l’inizio dell’Avvento segnato da un provvedimento che va nella direzione opposta rispetto ai valori che noi cristiani siamo sempre chiamati a praticare e testimoniare con la nostra vita e, con rinnovato vigore, in questo periodo. Le conseguenze del decreto, come è già evidente, sono devastanti sia sulle vite delle persone migranti che su quelle degli italiani. È davvero questo l’avvento che vogliamo vivere?

A Crotone, pochi giorni fa, Yousuf e Faith hanno dovuto raccogliere le loro poche cose e lasciare il Centro di Isola Capo Rizzuto, dove avevano trovato riparo. «Ci hanno detto di prendere tutto, che dovevamo andare via. Io, mia moglie incinta e la nostra bimba. Abbiamo provato a chiedere perché, ma ci hanno detto che è la legge», dice Yousuf. «Pensavamo ci trasferissero in un’altra struttura, poi abbiamo capito che ci stavano semplicemente mandando via. Non hanno avuto pietà neanche per mia moglie che è incinta di tre mesi».

C’è un passo del Vangelo che in questi giorni affiora sempre più spesso alle mie labbra. L’ultima frase mi interroga personalmente e dovrebbe interrogare allo stesso modo chiunque si professi cristiano: «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. […] Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

Ecco, è con queste parole nel cuore che vorrei vivere il periodo dell’Avvento. E vorrei invitare chiunque si professi cristiano a fare altrettanto. L’Avvento è il momento della conversione dei cuori, nell’attesa della venuta di Gesù: un Dio che si manifesta al mondo nella forma più vulnerabile dell’essere umano, un bambino. Un Dio che si fa uomo e nasce quasi per strada, ultimo tra gli ultimi, in una mangiatoia. Un Dio che nasce in un famiglia povera che poco dopo dovrà “emigrare” in un paese straniero.

Chi conosce il messaggio di amore che questo Dio ci ha rivelato, chi si sta preparando ad accoglierlo nel proprio cuore anche in questo Natale, viva allora il periodo dell’Avvento con la consapevolezza che Yousouf (che significa “Giuseppe”) e Faith (che significa “Fede”) sono stati messi alla porta, in mezzo ad una strada, insieme alla loro bambina e a un’altra creatura in arrivo.

Antonio Colombi - presidente del Movimento per la Lotta contro la fame nel mondo - Lodi

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