I branchi dei cinghiali, arrivati dal Piacentino, sono in forte crescita
Cinghiali

I branchi dei cinghiali sono in forte crescita, ormai è allarme

Sulle colline di San Colombano e nelle pianure del Lodigiano se ne conterebbero alcune centinaia

L’invasione degli ungulati nel Lodigiano è ormai una realtà. Parola di Luca Canova, referente scientifico della riserva naturale delle Monticchie, a Somaglia. A destare preoccupazione, e non da ieri, sono soprattutto i cinghiali: nelle pianure del nostro territorio se ne conterebbero alcune centinaia, in perenne movimento da una zona all’altra. I cinghiali che invadono il Lodigiano, spiega, arrivano in gran parte dalla pianura piacentina. Ma Canova spiega che la Bassa è l’avamposto in cui si stanno insediando le nuove popolazione anche di altre specie, a partire da caprioli e cervi.

I cinghiali che invadono il Lodigiano, spiega Canova, arrivano in gran parte dalla pianura piacentina. «Ciò avviene per una sommatoria di effetti, a partire dal progressivo spopolamento dell’Appennino piacentino iniziato settant’anni fa e che ha comportato la riduzione del controllo sulla specie. Senza adeguate politiche di controllo, i cinghiali hanno via via nel tempo guadagnato altri territori. Un’altra ragione va individuata nella politica scriteriata che tra gli anni ‘60 e ‘70, nel periodo della caccia di massa, ha favorito a scopo venatorio l’introduzione in Italia dall’Est Europa di ceppi di cinghiali di dimensioni molto grandi, quando non addirittura l’introduzione di porcastri, ibridi tra cinghiali e maiali. Sappiamo che attualmente tra Senna e Mirabello ce ne sono almeno due».

Luca Canova

Per quanto riguarda le altre specie «i caprioli si vedono ormai a decine, non causano particolari danni all’agricoltura ma rappresentano un pericolo per gli automobilisti. Sui cervi abbiamo per ora solo sporadiche segnalazioni, bisognerà capire se riusciranno ad insediarsi.

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