Da “Unbelievable” a “Il metodo Kominsky”

Da “Unbelievable” a “Il metodo Kominsky”

Martedì 11 febbraio la terza puntata della nuova rubrica del “Cittadino”

Greta Boni

Avete letto martedì scorso la recensione di “Unbelievable” sul “Cittadino”? Se ve la siete persa, per questa volta ve la proponiamo anche qui, sul nostro sito. E martedì 11 febbraio non perdetevi “Il metodo Kominsky” in edicola!
Ed ecco dunque la seconda puntata di “Siamo Serial”.

Incredibile. Nel senso che nessuno le crede. Così lo stupro che ha subìto è solo nella sua testa, incastrato lì, tra i pensieri, a tormentarla. Perché la verità è che “persino le persone di cui ti fidi, se la verità è sconveniente, non ci credono”. Unbelievable è un pugno nello stomaco, perché racconta una storia vera, quella di Marie Adler, una giovane donna accusata di mentire sulla violenza che ha subìto e costretta a ritrattare. Contemporaneamente, due investigatrici iniziano a indagare su un’ondata di aggressioni misteriosamente simili.

Unbelievable non risparmia nulla, né l’aggressione – mostrata attraverso i flashback delle vittime – né la visita medica a cui le donne sono sottoposte nel tentativo di cercare tracce dello stupratore. Marie, apparentemente calma, come se non le fosse accaduto nulla, dentro è un oceano in tempesta. È attraverso il suo personaggio che si entra nel dramma di un corpo violato e di una vita che non potrà più essere la stessa.

La miniserie, che conta otto episodi, mette in scena in modo scrupoloso l’inchiesta che ha vinto il premio Pulitzer. Un articolo scritto da Christian Miller di ProPublica e Ken Armstrong di The Marshall Project, “An unbelievable story of rape”, oltre all’episodio radiofonico “Anatomy of doubts”. La sceneggiatura segue passo dopo passo la difficile indagine di due detective tra lo stato di Washinghton e il Colorado. Un’eccezionale prova d’interpretazione per le due attrici Merritt Wever e Toni Collette, che nella fisionomia ricordano le “originali”, ma soprattutto di Kaitlyn Dever, classe 1996: è il suo viso a far trasparire uno smarrimento senza fine.

Il racconto televisivo rispetta la realtà dei fatti persino nei dettagli, dalle scarpe indossate dallo stupratore alla sua macchina fotografica.

In quanti modi si può oltraggiare una persona che ha già subìto violenza?, ci si chiede seguendo la storia di Marie. In Unbelievable c’è spazio per tutti gli stereotipi del caso: è una ragazza con un passato difficile, mente per attirare l’attenzione; in fondo se l’è cercata; ha un atteggiamento provocante con i ragazzi. Un calvario in più da sopportare, come se lo stupro non fosse già abbastanza.

Unbelievable, quindi. Incredibile, da qualunque parte la si guardi questa storia. Per i poliziotti sicuri che Marie stia mentendo, ma anche per gli spettatori, che assistono senza parole al “processo” nei suoi confronti.

Leggi la recensione di “Il metodo Kominski” sul “Cittadino” in edicola martedì 11 febbraio

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