«Così si rinasce, “la mattina dopo”»
Mario Calabresi (a destra) con Alessandro D’Avenia nell’incontro del 2015: i due tornano mercoledì a Lodi

«Così si rinasce, “la mattina dopo”»

INTERVISTA: Mario Calabresi presenterà il suo nuovo libro mercoledì all’auditorium “Zalli” della Bpl

Fabio Ravera

Un’indagine sulla rinascita e sulla resilienza attraverso storie straordinarie di persone normali. Mario Calabresi torna a occuparsi del tema cardine della sua produzione letteraria, già affrontato nelle precedenti opere, soprattutto nelle pagine di “Spingendo la notte un po’ più in là” in cui aveva raccontato la drammatica vicenda della famiglia Calabresi e di altre vittime del terrorismo. E lo fa con un libro, “La mattina dopo” (Mondadori 2019), che l’autore presenterà mercoledì (ore 18) all’auditorium “Tiziano Zalli” in via Polenghi Lombardo a Lodi, in un incontro organizzato da Banco Bpm. Il giornalista - che nell’incontro sarà affiancato da Alessandro D’Avenia, altra firma prestigiosa nel panorama letterario italiano - racconta così vicende accomunate dalla lotta per ricominciare, a partire dalla mattina dopo: per Daniela è dopo l’incidente in cui ha perso l’uso delle gambe, per Damiano è dopo il disastro aereo a cui è sopravvissuto, per Gemma è dopo la perdita del marito.

Leonard Cohen diceva che “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. È questo il senso del suo nuovo libro? «Sì: in queste pagine racconto di lutti, perdite, sconfitte, cambiamenti pesanti, infidi colpi del destino e di come si può imparare a convivere con essi. Le storie che ho raccolto parlano di persone che hanno accettato la loro nuova condizione e che al tempo stesso hanno trovato nuove strade e possibilità per andare avanti. Finché si vive guardando indietro e pensando a ciò che si è perso non si riesce a immaginare la possibilità di un futuro e fare pace con il lutto, di qualsiasi natura sia. Fare pace con il passato significa ripartire. Mi torna in mente mia nonna, vissuta fino a 94 anni e rimasta vedova a 70. Ricordo che, una volta rimasta sola, dopo pranzo si sedeva sempre sulla poltrona e chiudeva gli occhi, senza dormire. Una volta le chiesi il perché di questa abitudine: mi rispose che in quel modo si teneva compagnia con i ricordi. Chiudeva gli occhi e riviveva ciò che di bello aveva avuto nella vita. Nella sua crepa c’era la luce dei ricordi».

Come ha scelto le storie da raccontare? «Quando si è predisposti all’ascolto, le storie arrivano da sole. Scrivendo questo libro ho seguito solo due semplici regole: ho evitato di raccontare vicende accadute a personaggi famosi o miracoli avvenuti in seguito a eventi traumatici. Ho scelto di focalizzare l’attenzione su persone normali, nelle quali il lettore si può identificare. Sono donne e uomini che si sono rialzati e che stanno provando a costruirsi un nuovo futuro. In contemporanea all’uscita del libro ho aperto una pagina Facebook che nel giro di tre mesi ha raccolto 75mila follower. La quantità di utenti che racconta le proprie storie è pazzesca. Viviamo in una società in cui si raccontano solo i vincenti e il successo, ma grazie a questo libro e alle vicende che ho raccolto molte persone non si sono sentite sole nella sconfitta».

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