Da Joyce a Svevo, da Wilde a Doyle: l’amicizia tra i grandi della letteratura

Paolo Gulisano e i rapporti spesso insospettabili tra gli scrittori celebri

Sono tante le improbabili coppie del mondo delle lettere: e non di coppie in senso stretto stiamo parlando, ma di relazioni amichevoli, talvolta insospettabili. Per questo è davvero godibile il volume che Paolo Gulisano ha dato ora alle stampe per i tipi di Ares. Racconta, in maniera documentata, l’amicizia che legò alcuni dei “sacri scrittori” d’un tempo.

Cominciamo da quella più particolare: lo sapevate che la “mamma” del dottor Frankenstein, ovvero Mary Shelley, era molto amica di Lord Byron e che i due spesso discettavano delle ultime scoperte scientifiche, complice il di lei marito? E che dire di Italo Svevo, che deve al grande James Joyce le prime pubblicazioni e la notorietà?

Sembra impossibile, ma non c’era un velo di invidia nei rapporti tra due giganti della narrativa americana quali Herman Melville e Nathaniel Hawthorne: pubblicarono “Moby Dick” e “La Lettera Scarlatta” a pochi anni l’uno dall’altro e non mancò mai la stima reciproca (nonostante il disinteresse del pubblico). Inedita l’amicizia anche tra l’irriverente Oscar Wilde e sir Arthur Conan Doyle: pur avendo vite molto diverse, apprezzavano vicendevolmente i loro lavori.

Più sfortunato – come volevasi dimostrare – fu il Leopardi: il suo unico amico, Antonio Ranieri, ne tradì la fiducia, seducendo persino Fanny Targioni Tozzetti, di cui il poeta dell’Infinito era innamorato non corrisposto.
Fr. Am.

Paolo Gulisano
Là dove non c’è tenebra
Ares, Milano 2019, pp. 208, € 14

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