Marinetti, il futurismo a Lodi
Filippo Tommaso Marinetti

Marinetti, il futurismo a Lodi

La curatrice della mostra di Frank Denota, Francesca Barbi Marinetti, racconta lo spirito rivoluzionario del celebre nonno Filippo Tommaso, fondatore del grande movimento d’avanguardia

Un uomo all’avanguardia, nell’arte, nel pensiero e nella storia. Anche nel modo di comunicare con i propri cari, quasi anticipatore di quegli sms che avrebbero dettato legge nel millennio futuro. Sulla bella mostra tra il pop e il graffitismo di Frank Denota, in corso fino al 30 giugno alla Bipielle Arte di Lodi, aleggia il nome di un grande personaggio: Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del futurismo e nonno di Francesca Barbi Marinetti, una delle curatrici della mostra di Denota, che ai taccuini del “Cittadino” ha raccontato interessanti aneddoti sul suo rapporto con l’illustre parente.

Francesca Barbi Marinetti

Oltre all’«orgoglio enorme, un senso di appartenenza che mi è cresciuto addosso, permettendomi di capire chi sono», il ritratto dipinto dalla nipote su Marinetti, fondato soprattutto sul legame tra Francesca e la nonna Benedetta Cappa, tratteggia la figura di «un poeta, che senza seguire percorsi razionali ha avuto una profonda intuizione dei tempi nuovi segnati dalla velocità, dalla luce e dal progresso. Ha guardato alla sua contemporaneità e vi ha avvertito segnali forti prefigurando, tra le tante anticipazioni, la guerra elettronica e l’avvento di un mondo senza libri».

Marinetti con la moglie e le figlie Vittoria, Ala e Luce, madre di Francesca Barbi Marinetti

E se il Futurismo, nella sua dimensione anticipatrice e rivoluzionaria tout court «è ancora di straordinaria attualità”, tra i tanti ricordi che confermano lo spirito innovatore di Marinetti spicca un episodio: «Compiendo ricerche alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, ho trovato una serie di telegrammi inviati quotidianamente da mio nonno alla moglie, nei periodi di lontananza: annotazioni anticipatrici del linguaggio degli sms, dove segue giorno per giorno la vita della famiglia e chiede continuamente notizie delle bambine; una scoperta che mi ha riempito di commozione».

Leggi l’intervista integrale sull’Edizione de Il Cittadino di Lodi in edicola mercoledì 12 giugno

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