X-Men, un destino senza pace L’ultimo capitolo per i mutanti
Sophie Turner in “X-Men: Dark Phoenix”

X-Men, un destino senza pace. L’ultimo capitolo per i mutanti

“Dark Phoenix” conclude la saga tratta dai fumetti Marvel

Non c’è pace per i mutanti… La quiete di un caffè parigino, la normalità di una partita a scacchi tra vecchi amici a un tavolino all’aperto: ci arriveranno mai? Forse sì, ma a quale costo?

Qualcosa svela sul destino di questi esseri eccezionali ma “mostruosi” X-Men: Dark Phoenix, che arriva in sala con l’etichetta impegnativa di “ultimo capitolo” della saga nata dai fumetti Marvel. Una definizione penalizzante per le attese create e visti - li vedremo - i limiti di un progetto che fatica a mantenere gli impegni per la singola corsa e non ha certo il respiro per portare a conclusione l’intero universo mutante, con le sue complessità.

La saga ha tre filoni narrativi, qui siamo a quello che conduce agli inizi, alle origini del Professor X e di Magneto, che hanno il volto rispettivamente di James McAvoy e Michael Fassbender e che tornano per combattere fianco a fianco un’ultima volta: il film infatti è stato girato prima dell’acquisizione della Fox da parte della Disney (e quindi prima del ritorno “a casa Marvel”) che ora farà confluire i personaggi nel suo “Universo”.

Si parte insomma con un prologo ambientato nel 1975 per svelare l’infanzia di Jean Grey che sarà la vera protagonista di questo capitolo, una volta passati al 1992 quando si svolgono i fatti. E quando una tempesta d’energia la investirà trasformandola e aumentandone a dismisura i poteri. È lei “la fenice” del titolo che (con il volto di Sophie Turner) nasce dalle proprie ceneri e si trova a fare i conti con l’amletico - e consueto - dubbio sull’utilizzo delle proprie risorse eccezionali. «Cosa significa essere supereroi?» chiede il Professor X, che ancora insegue il suo sogno di fare del bene utilizzando i poteri dei suoi ragazzi. Esseri “strani”, ma «strani come? Eroi o mostri?».

Sono pochi gli spunti davvero nuovi introdotti da questo film, e tutto quello che riaccende l’interesse sembra arrivare da quanto già visto in precedenza: c’è un accenno al “girl power” sottolineato da Raven/Jennifer Lawrence che nel piattume generale ha quasi il sapore di una rivoluzione e c’è (torna) ovviamente il conflitto filosofico tra il Professore e Magneto sulla missione dei mutanti e sulle scelte da prendere: convivenza con gli umani a costo di “snaturarsi” o affermazione della propria unicità. Siamo all’ennesimo episodio e in effetti il piatto forte è ancora tutto qui. È vero è il cerchio che si deve chiudere ma Dark Phoenix così facendo aggiunge poco o nulla alla saga e non si sforza particolarmente nemmeno nella costruzione dei “cattivi”, gli avversari che sono guidati da un essere che prende le sembianze di Jessica Chastain, affascinante ma qui ci fermiamo, nel senso che in sceneggiatura non c’è traccia di approfondimento, per lei e per i suoi compagni.

Forse è stato un rischio eccessivo l’aver fatto fare tutto quanto a Simon Kinberg (che aveva firmato le sceneggiature degli episodi precedenti). Di fatto, arrivati al finale, siamo a contemplare con i due storici protagonisti la speranza di “un nuovo inizio”, mentre invece cala il sipario.

Lucio D’Auria

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