Le “Ragioni per vivere” secondo Amy Hempel

Le “Ragioni per vivere” secondo Amy Hempel

I racconti della scrittrice e insegnante americana

Marco Denti

Una costellazione di personaggi in fuga o incastrati sulla soglia, gente che si concede al massimo tre minuti per decidere se restare o partire, per poi fermarsi a metà strada tra matrimoni e separazioni con il timore di rivedersi perché «questo è il problema con la maggior parte delle persone: ti tocca incontrarle». Scrittrice e insegnante americana, Amy Hempel è un’osservatrice acuta, a tratti impietosa, di una precarietà dominante che uno dei protagonisti di Questa sera è un favore a Holly riassume con una frase esemplare: «Vivendo qui, ti dimentichi che se hai smesso di affondare non vuol dire che non sei più sott’acqua». Una condizione provvisoria e limitata condivisa in tutti i racconti di Amy Hempel radunati in Ragioni per vivere e che non viene risolta nemmeno dalle fughe e dai viaggi: in Andare, la protagonista guida con il binocolo per vedere come «le cose appaiano al contempo in due modi, lontane e vicine, mentre tu rimani sempre nello stesso posto», mentre in Gesù sta aspettando (proprio come canta Al Green nello stereo) l’itinerario è un’optional e ogni tappa è l’occasione per dialogare a distanza con l’altro, spedendo una cartolina o lasciando un messaggio sulla segreteria telefonica. L’ultimo appunto, prima di ricominciare a guidare recita: «Possiamo accoglierci a vicenda?». L’interrogativo non è insolito per Amy Hempel, anzi, a volte è la sigla finale (Il centro si chiude proprio con un punto di domanda) e, più spesso, è lo snodo dei racconti dove «le cose succedono, oppure smettono di succedere, e chi sa dirti perché?», come ci si chiede in Il Gesù che respira. Inoltrandosi nelle Ragioni per vivere, il quesito si fa più stringente e in una delle storie più rappresentative, Il limbo, Amy Hempel si e ci interroga così: «Chi sceglierebbe di vivere meno?». La risposta non è del tutto ovvia: arrivati in fondo, si resta sorpresi perché non c’è mai una chiusura, non c’è mai un vero finale. I racconti di Amy Hempel non sono appaganti, non corrispondono a nessuno standard, lasciano in sospeso l’intera trama, ma per quanto siano spalancati su ogni possibilità e lascino ampio spazio al lettore, non concedono nulla. Se «una storia d’amore comincia con un’illusione», secondo uno dei personaggi di Il cane del matrimonio, in Offertorio quest’intuizione viene estrapolata celebrando un’ossessione che parte dal guardare corpi che si fondono per arrivare a raccontarli, interpretando, omettendo, deformando i particolari, come se la realtà del ricordo, così come quella del presente venissero ricostruite attraverso le parole, mentre fuori imperversa quell’incidente che è la vita.

Amy Hempel
Ragioni per vivere (Tutti i racconti)
Ed. SEM, Milano 2019, pp 384, € 14

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