Il dolore di chi resta dopo grandi tragedie Sparaco scava fra le “rovine“ dell’anima

La vincitrice del Premio Dea Planeta propone un romanzo forte e vero

L’ispirazione deriva da un fatto di cronaca: tutti ricordiamo le terribili immagini dell’incendio che il 17 giugno del 2017 colpì la Grenfel Tower, a Londra. Un dramma in cui persero la vita molte famiglie. Ebbene, evocando quello scenario apocalittico ma trasportando la storia a una latitudine di poco differente (nella rigida Berlino), Simona Sparaco, 40 anni, reduce dalla vittoria del Premio Dea Planeta nei giorni del Salone del Libro di Torino, intesse trecento pagine ad alto tasso di commozione. I protagonisti del suo romanzo, l’ottavo per l’autrice, sono infatti le madri e i loro figli che devono sopravvivere a una simile tragedia. Ci sono affetti che si rompono definitivamente, ferite che non si ricuciono più e altre invece che trovano proprio nel dramma (la malattia, l’incidente, la perdita della casa e di un minimo di sicurezza economica) la forza per rinascere e ricominciare altrove. Trasformare il dolore in una possibilità (o almeno provarci) è il fil-rouge di un romanzo molto ben scritto, che punta tutto sulle leve del cuore.

È un buon momento per la narrativa italiana femminile: Sparaco, così come Avallone, Ciabatti, Gamberale, solo per citare i nomi più noti, appartengono a una generazione di quarantenni capaci di plasmare con parole nuove la grammatica dei sentimenti. In questo caso, poi, l’ambientazione teutonica conferisce alla narrazione quel carattere di universalità, liberandolo dal provincialismo di cui, ancora, soffre la nostra narrativa.
Francesca Amé

Simona Sparaco
Nel silenzio delle nostre parole
DeAgostini, Novara 2019, pp. 282, € 18

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