“Captain Marvel”: se la difesa della terra ha il volto di donna
Brie Larson nei panni di Captain Marvel

“Captain Marvel”: se la difesa della terra ha un volto di donna

In sala il 21° film della casa di comics con protagonista Brie Larson

«Grazie Stan». Perché, con ogni probabilità, senza di lui non saremmo qui e non saremmo arrivati a questo punto. Sincera - obbligatoria anche - la dedica nella sigla di apertura di “Captain Marvel” a Mr. Lee (scomparso un anno fa) prima ancora di cominciare a immergersi in questo nuovo capitolo del fumetto/saga diventato genere cinematografico, il ventunesimo film del Marvel Cinematic Universe (quindi prodotto da Marvel Studios e distribuito da Disney). Che mentre fa un tuffo nel passato recente - quello del 1995 - fa un salto triplo nell’attualità e nel futuro parlando di conflitti di genere, emancipazione, diversità. Temi forti, com’è nel DNA della casa.

Ma andiamo con ordine: intelligente, spiritosa, potente. Letale «senza sputare fuoco dai pugni». Così è Carol Danvers, ovvero Captain Marvel, l’evoluzione del supereroe della casa di comics, protagonista del film diretto da Anna Boden e Ryan Fleck. Un eroe moderno e al femminile, manifesto perpetuo e attuale del girl power che si ritrova in un’avventura che collega galassie lontane e tempi moderni come in altre occasioni è avvenuto in tema di fumetti al cinema.

Brie Larson in “Captain Marvel”

Non di solo “fumetti” si tratta, questo dobbiamo darlo per acquisito quando siamo a queste latitudini: la lezione deriva proprio da “Stan” e da tutto quello che c’è stato, su carta e al cinema, in questi anni. In “Captain Marvel” come detto troviamo innanzitutto una forte riflessione sul ruolo della donna e sulla sua capacità di gestire le emozioni mettendole anche al servizio di poteri sovrannaturali, come nel caso della bellissima è potentissima Carol. Anche per questo film - che è avventura a se stante pur se collegata ad altri capitoli Marvel - non è indispensabile essere fan scatenati per farsi trasportare dalla storia, ma certo aiuta. Lasciamo da parte il conto dei collegamenti e dei rimandi a film e avventure dell’universo Marvel – che è comunque essenziale per una certa lettura e per non “subire” semplicemente alcuni passaggi/combattimenti/scontri/citazioni -: basti per tutti quel che viene annunciato nella prima scena “bonus ” nei titoli di coda, cioè la presenza di Carol Danvers nel nuovo Avengers: Endgame in arrivo sugli schermi.

Questo però è il futuro, intanto c’è da fare i conti con il presente, con Captain Marvel che collega i fili di tante cose ma soprattutto lotta e combatte con in sottofondo una canzone dei Nirvana e allacciata in vita una camicia a quadrettoni in perfetto grunge-style.

Catapultata nel 1995, in un negozio di Blockbuster che sembra la preistoria anche se è solo l’altro ieri, Carol deve disinnescare la guerra tra Kree e Skrull, razze aliene che si fronteggiano sulla terra. È il pretesto, come detto, per mettere alla prova i poteri di questa eroina capace di mettere d’accordo tempi e stili narrativi. Molto del merito, in un’avventura che ha una costruzione è uno svolgimento assai lineari e con poche sorprese, va alla scelta della protagonista Brie Larson (premio Oscar per Room), che incarna alla perfezione il modello che il film vuol sostenere. Il volto e la carriera giuste per permettere di rinnovare il canovaccio scongiurando quella sensazione scomoda che si affaccia: che gli autori, seguendo uno schema ancora vincente per “eredità”, potrebbero andare avanti all’infinito senza aggiungere qualcosa di davvero all’altezza della casa.

Lucio D’Auria

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