Una fuga dall’universo che racconta il mondo

Una fuga dall’universo che racconta il mondo

Il nuovo libro del controverso Houellebecq

«È una piccola compressa bianca, ovale, divisibile». Incipit poderoso, eclissato solo da una frase finale così struggente da non poter entrare in un articolo di giornale. Servirebbe, a dire il vero, non una recensione di Serotonina - il nuovo romanzo di Michel Houellebecq – ma del solo primo capitolo. Un capolavoro, quattro pagine. Non si può fare, sembrerebbe pigrizia. Si può, però, isolarne la struttura e le intenzioni, talmente decisive da rappresentare un libro nel libro.

Torniamo alla pastiglia. Le quattro pagine sono una basica presentazione del personaggio, contengono tre espressioni omofobe, due principi di attivazione degli antidepressivi, molte lamentele anagrafiche e tre riferimenti espliciti al fatto che ci troviamo nella narrazione di un libro. La forma in prima persona è brutale, empatica, sgarbata e irresistibile. Anche perché Houellebecq l’attorciglia in lunghissime frasi, incisi, commenti inopportuni e punti e virgola. Come un flusso di pensieri? Sì così, anche se scabrosi e disarmanti, perché questa consequenzialità della parole è qualcosa che ti colpisce in un turbine di attrazione e repulsione: la sensazione liberatoria di affrontare un testo così libero dal presente da riuscire meglio degli altri a spiegarci il presente.

Una riga di trama: un quarantaseienne infelice fugge dalla compagna, si rifugia negli ultimi hotel che accettano clandestinamente i fumatori, cambia antidepressivi, raggiunge un vecchio amico in campagna, ripensa alle donne della sua vita e cerca una soluzione tollerabile per tirare avanti.

Torniamo al presente. Sottomissione è uscito nelle librerie francesi nel giorno dell’attentato a Charlie Hebdo. Questa disarmante puntualità di Houellebecq – presente, se ci pensate in tutti i suoi scritti, dal saggio su Lovecraft fino al Prix Goncourt – è guardata un po’ con sospetto nel caso di Serotonina . La causa sta nella parte centrale del romanzo che denuncia nei dettagli tutta la precarietà e la rabbia degli allevatori nella provincia francese, fino alle drammatiche conseguenze, in un’eco anticipatoria dei gilets jaunes. In sincerità, la parte meno decisiva del romanzo. Magari da sempre presente nell’ossatura del romanzo, ma secondaria rispetto allo splendore decadente del protagonista e al magnifico ribaltamento dello schema tipico di Houellebecq sulla libido. Con le sue trasgressioni, le infelicità, le rassegnazioni e le fughe dal mondo, il nostro Florent-Claude Labrouste è chiaramente il vestito dell’autore stesso. Un abito per chi «non ha mai ipotizzato di vivere, né di amare, né di essere amati; quelli che hanno sempre saputo che la vita non era alla loro portata». Si sopravvive anche vestiti di sconforto

Michel Houellebecq
Serotonina
La nave di Teseo, 2019, pp 332, € 19

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