Addio Volino, una vita per la cultura
Luciano Volino

Addio Volino, una vita per la cultura

Dalla poesia alla pittura, passando per il teatro e la letteratura: Lodi saluta l’intellettuale spentosi a 81 anni

Ha contribuito per decenni a far conoscere il bello in città, portando grandi star del teatro , scrittrici e giornaliste famose, e lanciando decine di pittori, attraverso appassionate curatele a articoli, scritti anche sul nostro giornale. Senza dimenticare le tante liriche, divenute decine di raccolte, nelle quali le sue parole sembravano arrivare da lontano, molto lontano, quasi avessero percorso una strada faticosa e dolorosa. Da ovunque la si guardi, una cosa è certa: la scomparsa di Luciano Volino, spentosi nel fine settimana a 81 anni, priva Lodi di una delle sue figure culturali e intellettuali più rappresentative dell’epoca a cavallo tra lo scorso secolo e l’inizio del terzo millennio.

I meriti di Volino come promotore culturale, in effetti, sono indubbi; con la sua attività instancabile di recensore, conferenziere, poeta, docente all’Unitre e curatore di mostre - portata avanti sia a latere degli impegni professionali (fu impiegato in ambito ospedaliero a Milano), sia nel periodo della pensione -, ha tessuto legami preziosi, assurgendo a uno status di intellettuale poliedrico, profondo, affidabile. Paola Borbone, Renata Tebaldi, Ernesto Calindri; e ancora Sveva Casati Modignani, o Isabella Bossi Fedrigotti, sono i nomi più prestigiosi dei grandi personaggi della cultura e dello spettacolo italiani che la città del Barbarossa ha potuto conoscere grazie al suo impegno.

Volino, sulla sinistra, alla mostra del pittore Tomasi

Eppure «peccato solo che Lodi, la sua città, cui tanto ha dato gratuitamente negli anni, portandovi i più grandi nomi del giornalismo culturale, del teatro e della lirica italiana, non gli abbia tributato nemmeno un riconoscimento», sospira Carla Galletti, l’amica di una vita e anch’ella grande promotrice culturale in riva all’Adda. Forse perché, come scrive Aldo Caserini, «tra i sentimenti vagava come un viandante, un pellegrino senza patria». O perché i suoi versi «aspirano solo di essere ascoltati. Ma per ascoltarli chiedono di abbandonare i pregiudizi, quelli “connessi alle tipizzazioni presenti nei giudizi popolari comuni, ereditati dal passato e conseguenze della memoria collettiva… ( Enzo Bianchi)». La sua eredità, comunque, resta ampia, e merita un posto nella storia di questa territorio, e di questa terra. Che gli siano lievi, allora, e non lo dimentichino facilmente.

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