Nel gioco delle coppie una voce di balena

Nel gioco delle coppie una voce di balena

Con Stegner e Sepúlveda è la narrativa straniera ad aprire la “scaffale” settimanale de “il Cittadino”

C’è una storia di amicizia, molto umana, tra persone e coppie differenti. E c’è quella molto fantastica, ma chissà poi quanto, che la voce la offre a una balena, per concederle la sua, di verità. C’è soprattutto la narrativa straniera, quella di un autore importante come Wallace Stegner e di un mostro sacro quale Luis Sepúlveda, a fare bella mostra di sé sullo scaffale settimanale de “il Cittadino”, la consueta proposta letteraria settimanale nella quale non mancano consigli adatti a una variegata platea di lettori.

Ricco di suggestioni letterarie, “Verso un approdo sicuro” (Bompiani, 400 pagine) è un particolarissimo inno all’amicizia che Wallace Stegner seguendo dualismi e giochi a specchio tra persone e coppie diverse, per estrazione e destino, legami e finzioni, differenze e armonie. Più dura, quasi un disperato ed educativo grido alla tutela dell’ambiente è invece “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”, racconto-favola edito da Guanda (86 pagine) non privo di romanticismo, nel quale Luis Sepúlveda non esita a schierarsi apertamente a favore della preda (la balena, se non la natura stessa) parlando al predatore (l’uomo).

Altre due proposte interessanti riguardano l’arte e la filosofia. Nel primo caso, Amedeo Anelli suggerisce la lettura di “Dentro la vita. Pensieri sull’arte e la vita” (Via del Vento, pp. 44), un omaggio alla visione del mondo di Paula Becker, moglie del pittore Otto Modersohne ispiratrice dell’espressionismo tedesco; nel secondo Fabio Francione invita a leggere le “Lezioni milanesi. Il nichilismo e la terra (2015-2016)” del filosofo bresciano Emanuele Severino, edite per Mimesis (193 pagine).

L’ultima chicca è per gli appassionati di sport. Ed è attualissima, perché seppure datato 2016 (edita da Add) “Il mio basket è di chi lo gioca” accende i riflettori su Romeo Sacchetti, per tutti Meo, grande ex giocatore della Nazionale (argento olimpico nel 1980, oro agli Europei del 1983) che la Nazionale stessa l’ha appena riportata ai Mondiali, dopo 13 anni di attesa, nei panni di commissario tecnico. «La mia pallacanestro – scrive nel suo libro – si è sempre ispirata al cosiddetto “run and gun”, il corri e tira. Ho sempre adottato questa filosofia perché mi metto nei panni di chi guarda: chi assiste a una partita di calcio, per esempio, si diverte di più a vedere uno spettacolare 3-2 di un risicato 1-0». Come dargli torto?

Leggi l’approfondimento sull’Edizione de Il Cittadino di Lodi in edicola giovedì 28 febbraio

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