Sul tram degli ultimi in cerca di speranza

Narrativa italiana

Antonino Sidoti

Evocatore de Il canto di Natale di Charles Dickens, uno dei racconti più noti dello scrittore «che più ha saputo cogliere le difficoltà del mondo», il breve romanzo di Giosuè Calaciura denuncia con lo strumento della metafora la povertà e l’abbrutimento che ne deriva. Ne Il tram di Natale, in una periferia qualsiasi di una città qualsiasi, un tram percorre sui binari una strada; gradualmente vi salgono i personaggi più disparati, ognuno con una storia straziante alle spalle, mentre sul sedile più in fondo giace un neonato abbandonato. «Un’ altra volta erano stati i finestrini serrati che resistevano a ogni tentativo di abbassarli e lasciavano affannati di calore nonostante il gelo del primo mattino che disegnava grammatiche di brina sui vetri, boccheggianti per mancanza d’aria, prigionieri di tutti i miasmi, gli umori delle digestioni, di cipolla, di aglio, del sudore della fatica che grondava ancora prima di mettere mano a ogni lavoro, l’odore di povertà come una malattia della pelle. Una bolla umana di umidità equatoriale».

Un linguaggio denso e intimo, complesso e ricercato, per descrivere un’umanità dolente nelle sue pulsioni profonde, nelle sue cadute e umiliazioni, nelle risalite e nei suoi sogni: una favola dai toni drammatici, a tratti lirici e commoventi. La ragazza malata che si prostituisce e il suo cliente, un cameriere, un anziano ambulante, un ombrellaio che sogna un diluvio universale senza pietà che non risparmia nessuno, e altri disperati: uomini e donne su un tram, il numero 14, su cui sale anche William, ragazzo nero e solo, come quel neonato lasciato lì in fondo dopo la sua nascita. Uno dei tanti saliti sul mezzo, come gli adolescenti che crollano sfiniti sui materassi presi dalle discariche a cielo aperto, che si sentono vecchi e vivono di lavori improvvisati.

Per tutti quel tram è una salvezza: tanti vi salgono, anche il mago bengalese malato e in disgrazia; e tutti si schierano a corona intorno al neonato, come in un presepe, a proteggere il mistero della nascita e quello dell’abbandono, un Bambino Gesù lasciato nello squallore, più buio della grotta in Palestina. Tutti santi su quel tram, perché hanno resistito alle offese e alle sofferenze, allo sfruttamento, alle prepotenze e alla condanna di essere poveri, tanto che quel tram non arriva a destinazione ma continua a correre luminoso come una stella cometa. Il suo carico è il bagaglio più prezioso che nel nome del coraggio, della solidarietà e della compassione li salva dalle contraddizioni di un presente senza speranza.

Giosuè Calaciura
Il tram di Natale
Sellerio, Palermo 2018, pp. 120, € 10

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