L’urlo del ’68 cinquant’anni dopo: la protesta tra arte, storia e musica
Paolo Baratella: “La vera storia della natura morta”

L’urlo del ’68 cinquant’anni dopo: la protesta tra arte, storia e musica

Venerdì 18 gennaio allo Spazio Bipielle di Lodi l’inaugurazione di una mostra originale

Il Sessantotto, cinquant’anni dopo, in una mostra. Che si inaugura il 18 gennaio e in cui rivivono i venti di protesta dai quali divampò una rivoluzione senza precedenti, riuscita o fallita a seconda dei punti di vista di quanti per mezzo secolo ne hanno analizzato cause e prodromi, fatti e sviluppi, ma che ha comunque cambiato la società. I cortei e le rivolte studentesche e operaie nell’Italia del boom economico e della società dei consumi, la guerra del Vietnam e Martin Luther King: e la musica come leit-motiv degli ideali per un mondo più autentico e più giusto.

Organizzata dalla Fondazione Credito Bergamasco, L’urlo del ’68. Tra storia, arte e musica giunge a Lodi dopo le tappe di Bergamo, Grumello del Monte, Romano di Lombardia, Milano e Segrate, e si sviluppa attraverso 25 pannelli su cui i testi raccontano le colonne sonore di quei giorni.

Nella complessità di fatti e fenomeni che di quel tempo hanno costruito storia e mito, la mostra (che sarà aperta dal 18 gennaio al 10 febbraio allo Spazio Tiziano Zalli di Bipielle Arte) celebra l’anniversario di quell’anno epocale scegliendo la musica come emblema, facendone il cuore pulsante del percorso.

Il Sessantotto è impresso nei 14 dipinti di Paolo Baratella, bolognese protagonista tra gli anni ’60 e ’70 a Milano delle tendenze che hanno dato immagine alle tensioni del tempo, e che sarà presente all’inaugurazione (alle ore 18). Dall’epopea dei Beatles a quella dei Rolling Stones, da Bob Dylan ai Pink Floyd, il percorso documentario analizza poi la scena musicale di San Francisco, di Los Angeles e Chicago, presentando una carrellata di dischi emblematici e soffermandosi anche sulla situazione italiana. I testi portano la firma del giornalista e critico musicale Riccardo Bertoncelli, curatore insieme al vicepresidente di Fondazione Creberg, Angelo Piazzoli, della mostra sintetizzata in un catalogo a distribuzione gratuita. Fin qui la rassegna itinerante. Ma la tappa lodigiana si arricchisce del particolare interesse conferito dalla specificazione locale del percorso, con due sezioni che ne personalizzano l’immagine. La prima documenta nei tredici manifesti riuniti da Tobia Ledronio le proiezioni cinematografiche nella Lodi del periodo, l’altra, curata da Mario Quadraroli, indaga in quale modo i fermenti sessantottini sono stati recepiti dagli artisti cittadini,

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