Se niente è quel che sembra: la commedia diventa thriller
Anna Kendrick e Blake Lively in “Un piccolo favore”

Quando “niente è ciò che sembra”: la commedia diventa thriller

Bugie, misteri e le relazioni complicate al femminile in “Un piccolo favore”

Casa dolce casa, niente però è come sembra nella tranquilla provincia americana, in Connecticut, quando si chiude quell’uscio. E invece del focolare domestico può capitare di trovarsi in una tana di serpenti. Gioca con il genere Paul Fleig che, adattando per il cinema il romanzo “A Simple Favor” di Darcey Bell, confeziona una commedia nera sugli opposti, sulle bugie, i misteri e le relazioni familiari che coinvolgono le amiche-nemiche Stephanie ed Emily.

Anna Kendrick

Sembra voler andare in cento direzioni diverse “Un piccolo favore”, per sorprendere, per spiazzare, per scandalizzare, ma in realtà finisce solo per fare una gran confusione. Che culmina con finale e sottofinale che arrivano dopo due ore di film, decisamente troppe per dire quel che c’è da dire. Ma andiamo con ordine: c’è Stephanie, giovane mamma vedova che fa la videoblogger e insieme alle ricette dei biscotti si mette a raccontare in diretta la cronaca della scomparsa della sua migliore amica (e questa è l’idea del film che funziona). Quella sparita nel nulla è Emily, sofisticata e sopra le righe, mamma manager che gira in Porsche e che lega “a sorpresa” con il suo opposto, la blogger tutta golfini e calzine colorate con gli animaletti. La prima delle tante svolte arriva presto, quando Emily sparisce nel nulla, lasciando un messaggio al telefono all’amica (il “piccolo favore” del titolo) e insieme a questo la custodia del figlioletto e, in qualche modo, del marito.

Con la trama ci si può fermare qui, perché il resto come detto cercherà di essere imprevedibile e sorprendente (ma - senza rovinare la sorpresa - accadrà di rado). Il film gioca con il genere, si diceva, ma spinge deciso su una chiave nera accompagnata da una dose di ironia che dovrebbe essere caratterizzante. Punta, come gli altri film del regista, sui ruoli femminili e in effetti le due attrici mettono impegno per rendere credibili i rispettivi personaggi. Mano a mano che passano i minuti – e i colpi di scena – il film non trasmette però tensione e vera inquietudine, non aumenta il mistero attorno ai personaggi il cui lato oscuro non sembra poi così profondo. E - mentre le tessere del puzzle vanno al loro posto in maniera anche un po’ azzardata - non arriva in soccorso quella dose di humor virato al nero che dovrebbe essere la chiave risolutiva («I segreti sono come la margarina: facili da spalmare, dannosi per il cuore»).

Come dice la stessa Stephanie il film non vuole essere un remake de “I diabolici”, ma una commedia che stravolge i rapporti di coppia e le dinamiche familiari sullo sfondo di un intreccio thriller. Funziona quando è il tono leggero a guidare le due protagoniste Blake Lively e Anna Kendrick, molto meno quando la sceneggiatura si perde nella ricerca di improbabili colpi di scena. E quando i tratti invece che inattesi finiscono per diventare caricaturali. Come in una ricetta sbagliata che fa bruciare quei biscotti preparati con tanto amore da Stephanie, nella sua cucina, una volta chiusa la porta di casa e accesa la videocamera.

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