Il “viaggio in Africa” di Giorgio Manganelli

Il “viaggio in Africa” di Giorgio Manganelli

Il nostro scaffale dei libri della settimana presenta l’opera postuma del grande scrittore, un percorso umano e geografico che diventa diario romanzato

È a Giorgio Manganelli che si indirizza nel 1970 una multinazionale interessata a costruire una linea ferroviaria capace di unire Il Cairo a Dar es Salaam, chiedendogli di prendere parte a una spedizione e stendere una relazione sui luoghi attraversati dalla mai realizzata Transafricana. Ne nasce un resoconto di viaggio che è l’immersione in un universo altro rispetto ai canoni europei, terra in cui Manganelli si muove con virtù rabdomantica. Un tessuto fitto, la sua prosa, lontana dal limitarsi a una relazione tecnica o un diario narrativo. Lo straordinario reporter specula, spinge all’estremo l’intuizione etnografica e poetica, la prodigiosa congerie di riflessioni sollecitate da luoghi che permangono in una condizione dove la storia, così come intesa in Occidente, è assente. «Se la storia è edificio e scrittura, qui la storia non è mai cominciata». Sono paesaggi scabri, pietrosi, minimamente verdi lungo il corso del Nilo: un infinito “grande angolare” che rimanda a un’arcaicità in cui l’uomo non conosce l’idea di futuro o progettazione, e l’isolamento e la vita faticosa sono la tragica norma. (Giorgio Manganelli, “Viaggio in Africa”: Adephi, Milano 2018, pp 71, € 7).

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Lo stile elegante e fluido dell’ultimo romanzo di Andrea De Carlo “Una di Luna” trascina il lettore e impreziosisce una trama al femminile incentrata sul rapporto complesso e contraddittorio tra un padre e una figlia. Un misto di ammirazione ed inquietudine trapela verso il genitore dal racconto in prima persona della figlia, Margherita , che si dedica con passione alla sua cucina in un piccolo ristorante di Venezia nel quartiere di Costello, emula di un padre ottantenne in rotta con il mondo, dopo una vita in cucina come chef raffinato.

Andrea De Carlo, “Una di Luna”

Due personalità opposte: le capacità tecniche, la sicurezza, la determinazione di lui contro la cura femminile per le armonie, per la riflessione di lei. Il primo, invitato ad una delle tante trasmissioni di cucina così in voga oggi, “Chef Test”, piomba a Milano in treno accompagnato dalla figlia, scontroso come sempre, in attesa di recuperare una quota di gloria pubblica persa coi debiti. Si imbatterà così nel mondo della tv. Un dietro le quinte di incompetenti e arruffoni dove “ragazzotti ignoranti e volgari si fanno chiamare autori”. Un atto di accusa feroce al mondo patinato degli aggressivi format culinari e degli chef che hanno atteggiamenti da rock star. (Andrea De Carlo, “Una di Luna”, Editore La nave di Teseo, 2018, 268 pagine, €18).

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La letteratura fantastica ha una nuova collana: Gotica. La pubblica la casa editrice Skira e sin dal suo titolo si capisce dove va a parare e qual è la sua sfumatura di colore, ancor più spiegata dalla scelta grafica di copertina e dai primi due titoli usciti: Il Golem di Gustav Meyrink e soprattutto, Vampiri, volume in cui sono raccolti non in ordine cronologico, ma curiosamente a passo di gambero il romanzo e i due racconti che nel XIX secolo hanno istituzionalizzato la figura del non-morto, influenzando tutta la produzione dei successivi decenni sia nella stessa letteratura (da Stephen King a Stephenie Meyer) sia nel cinema e nelle serie tv. Si sta parlando naturalmente del romanzo maggiore che apre il volume, quel Dracula di Bram Stoker che, sul finire dell’Ottocento, monopolizzò la figura del vampiro. Lo seguono a distanza e come detto in anticipo di una ventina d’anni, Carmilla di Sheridan Le Fanu che studiò una variazione al femminile del soggetto e Il vampiro di John Polidori. (AA.VV. “Vampiri”, Skira, Milano 2018 pp. 474, € 25 euro).

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