Fotografia Etica, un sipario sul mondo

Fotografia Etica, un sipario sul mondo

Da Boko Haram all’amore e lo sfruttamento per gli animali, passando per Cuba, le miniere e le mucche del futuro: il festival di Lodi ha regalato un gran finale con i fiocchi

La guerra e l’amore, la speranza e la disperazione, il passato e il futuro. O per dirla con una sola espressione, di tutto e di più. Non solo numeri da record: per l’ultimo weekend di mostre, incontri e visite guidate, il Festival della Fotografia Etica ha regalato uno sguardo sul mondo e sull’uomo davvero a 360 gradi. Boko Haram e le sue vittime, la Cuba di Fidel, lo sfruttamento crudele degli animali e l’amore incondizionato verso gli stessi, come facce di una stessa medaglia: sono solo alcuni degli spunti di un gran finale nel quale le centinaia di appassionati che hanno sfidato la pioggia hanno potuto godersi un zoom davvero profondo sulla nostra quotidianità.

Nanna Heitmann

A fare il pieno sono state soprattutto le visite guidate, da quella a palazzo Modignani con Adam Ferguson sulle donne rapite da Boko Haram ma ribellatesi al loro destino di vittime e kamikaze, passando per il reportage sull’ultima miniera chiusa in Germania immortalata con sensibilità da “Award” da Nanna Heitmann e dal suo confronto con l’esperienza analoga di Nuraxi Figus, in Sardegna, raccontata in un progetto di Gianpiero Corbellini e Federico Montaldo.

L’occidente a confronto con se stesso e con l’integralismo, mentre Paolo Marchetti, Nikita Teryoshin e Silvia Amodio hanno affrontato l’universo animale attraverso tre differenti prospettive: il primo con “Il prezzo della vanità” rappresentato dall’allevamento-sacrificio di migliaia di visoni, coccodrilli e struzzi per soddisfare l’indotto della moda; Teryoshin con il suo reportage sulle “super mucche” simbolo dell’impatto sempre più profondo della tecnologia sulla natura; e Amodio con il più consolatorio “Human Dog Alimenta l’amore”, un ricco, tenero e divertente reportage sul rapporto tra l’uomo e gli animali domestici.

Tra i diversi spunti dell’ultimo fine settimana, il Festival ha regalato anche l’incontro con un vecchio amico, o meglio, una “scoperta” dei suoi organizzatori: Francesco Comello, vincitore a Lodi nel 2016 con “Isle of Salvation” della sezione Spot Light del World Report Award e da lì assurto alla grande ribalta con il trionfo al World Press Photo. Il reporter friuliano è tornato per presentare il suo ultimo lavoro, “Yo soy Fidel”, dedicato ai funerali di Fidel Castro e alla corrispondenza tra Saverio Tutino e la figlia Barbara, coautrice dell’omonimo libro realizzato da Comello: un tuffo pieno di poesia e suggestione lungo mezzo secolo di storia, che conferma tutto il talento di uno degli assi lanciati dal Festival della Fotografia Etica.

Leggi l’approfondimento sull’Edizione de Il Cittadino di Lodi in edicola martedì 30 ottobre

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