Venezia 75: l’emozione di una nuova vigilia per scoprirsi ancora ragazzi davanti al cinema
“The first man” di Cazelle, film che mercoledì aprirà la Mostra del cinema di Venezia

Venezia 75: l’emozione di una nuova vigilia per scoprirsi ancora ragazzi davanti al cinema

Cosa aspettarsi dal festival che mercoledì aprirà i battenti al Lido (e che “Il Cittadino” seguirà quotidianamente)

Cosa c’è di troppo rassicurante nel bellissimo programma della Mostra di Venezia che mercoledì inaugura le sue proiezioni? Le certezze. Il ritorno di Chazelle con un film che non può deluderti dopo La La Land (il lunare The First Man), la selezione italiana finalmente inattaccabile (Martone-Guadagnino-Minervini, promettente ieri-oggi-domani), i nomi per i cinefili classici (Leigh, Audiard, Coen, Assayas) e per quelli reazionari (Reygadas, Tsukamoto, Lanthimos e Corbet, che meraviglia), le star messe anche nel titolo (Bradley Cooper e Lady Gaga per A Star is Born) e Zhang Yimou che torna al wu-xia estetizzato.

A questa Venezia 75 che si guarda dentro fingendosi ancora ragazza strappiamo via un po’ di certezze per scoprire il corpo che mente un poco a se stesso. Da tre anni a questa parte la Mostra di Alberto Barbera batte regolarmente Cannes nella selezione (o nella disponibilità) dei film, anche se quasi nessuno lo dice. Sopravvive a Toronto, eclissa Telluride, sorride a Netflix, migliora le sue strutture e anticipa gli Oscar più importanti. Con un passo indietro si scorge, però, la cornice: negli ultimi due anni il cinema in Italia ha perso il 22% dei biglietti venduti e veniamo dalla peggiore estate degli ultimi 12 anni. Basterà il red carpet veneziano a risollevarlo? Difficile se pensiamo che solo i film italiani sparpagliati nelle sezioni collaterali usciranno subito in sala contestualmente all’anteprima, mentre per i titoli principali andremo al periodo novembre-febbraio. Ci sarà una nuova spinta all’industria? Anche questo è complicato, dato che non c’è ancora al Lido nulla che somigli agli imponenti mercati distributivi di Cannes e Berlino.

Proprio per la sua bellezza così legata a un’idea nostalgica dell’emozione, della profondità della scoperta, Venezia 75 rischia di ritrovarsi corpo estraneo a un mercato (un paese?) che muore. Peggio ancora: un festival in cui cerchiamo di leggere a forza la “tendenza” che ci farebbe più comodo, dalla traccia del cinema al femminile post “Mee Too” - in verità piuttosto inconsistente - all’olimpiade del “tutto il meglio che c’è”. È qui, su questa faglia, che a quattro giorni dalla cerimonia d’inaugurazione dobbiamo essere già pronti a dimenticare i premi che verranno, le star in sfilata a sei mesi dall’uscita del film in sala, i successi annunciati e i delusi illustri. Cerchiamo oggi, sapendo poco dei film in arrivo, l’emozione celata nell’atmosfera soffocante di un film indonesiano (Memories of my Body, Orizzonti), la gioia del ritorno al genere (western, polar, biopic, addirittura commedia con Assayas), l’esplosione del cinema messicano in un anno in cui il Sud America pareva in calo e la rassicurante vertigine degli esordi (le straordinarie Betes Blondes, Settimana della Critica). Prendiamoci per ragazzi, infine. C’è tempo per gli uomini.

Leggi l’approfondimento sull’Edizione de Il Cittadino di Lodi in edicola sabato 25

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