Migranti, l’esempio di Santa Cabrini
Giulia Lazzarini nei panni di santa Cabrini

Migranti, l’esempio di Santa Cabrini

Da “Matermundi” di Egidio Bertazzoni è stato tratto lo spettacolo teatrale portato in scena a Milano

«Te sen cative ’me la Cabrini»: questo detto popolare in puro dialetto santangiolino richiama in modo scherzoso il tratto distintivo del carattere di Santa Francesca Saverio Cabrini, quella fermezza d’acciaio che lei ha usato tutta la vita per difendere gli interessi degli ultimi. Ed è un ritratto umanissimo, emozionante ed estremamente moderno quello che tratteggia Egidio Bertazzoni in Matermundi, un piccolo libro pubblicato dall’editrice Officina Libraria, che contiene il testo dello spettacolo teatrale messo in scena con la regia di Anna Bonel prima al teatro LabArca di Milano con l’interpretazione di Giulia Lazzarini nel ruolo della santa patrona degli emigranti, e poi, lo scorso 22 dicembre 2017, in occasione del centesimo anniversario della morte della Cabrini, anche al Piccolo Teatro Studio, con Arianna Scommegna protagonista.

Arianna Scommegna in “Matermundi”

Il libro documenta lo spettacolo, con il contributo delle belle immagini di scena, ma costituisce anche una testimonianza di urgente attualità sul tema delle migrazioni, e una riflessione sulla memoria storica del nostro paese. L’autore, Egidio Bertazzoni, milanese, autore e regista radiofonico e televisivo, collabora da anni con il Piccolo Teatro di Milano. Il testo sulla Cabrini è stato immaginato (e poi realizzato) sulla misura interpretativa di un’attrice che è una delle icone del Piccolo, Giulia Lazzarini.

Le parole che l’autore fa pronunciare dalla protagonista stessa ne rivelano con lucidità i tratti del carattere; Francesca, riflettendo sulla sua «vita mesedata, avanti e indré, tra gente di tutti i tipi e de tute le rase… vescovi e assassini, balurdi, ligéra e ricconi, principi e miserabili», si interroga sulla necessità di mostrarsi, a volte, inflessibile e persino “cattiva”: «Cattiva io? Ma via, diciamo… che ho un carattere deciso, sono una donna lombarda… e lì dove sono nata io, in casa sono le donne che comandano. Vedete, i omen pàrlun pàrlun, finisun pu de parlà, mentre io non son capace di star lì tanto a cinquantarla». E infatti, la Cabrini non è mai stata a “cinquantarla”, ma ha aperto decine di scuole, ospedali, orfanotrofi, case di riposo, in sette Paesi e tre continenti diversi. Sì, perché «gli infelici non possono aspettare i nostri comodi. Se no cosa stiamo al mondo a fare?».

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