Rio ’05: il rock senza confini con il cuore in campagna
Uno scatto recente della band lodigiana dei Rio ’05

Rio ’05: il rock senza confini con il cuore in campagna

La band lodigiana pubblica il nuovo album che contiene 7 brani inediti

Difficile mettere un’etichetta sulla loro musica. Ci sono echi del blues rurale dei “padri”, ma anche sonorità in stile tex-mex e melodie che rimandano alla tradizione del cantautorato italiano. Robert Johnson, Calexico e Sergio Endrigo, il tutto condito con una spruzzata di sano rock’n’roll “made in Riolo”, la “tana” nella campagna lodigiana dove nascono le canzoni dei Rio ’05, progetto nato 13 anni fa da un’idea di Carlo Sirello (voce e chitarra), Camillo Quadraroli (basso) e Stefano Moroni (batteria).

Rio 05 in un’immagine d’archivio

Dopo “Demo N1”, “La campagna è uguale per tutti” e “Forse un’estate”, di recente è stato pubblicato il nuovo album del gruppo, intitolato “La Santa Muerte” e con 7 brani inediti, tutti cantati rigorosamente nella lingua di Dante, in cui le liriche ispirate di Sirello spaziano tra suggestioni letterarie (la canzone d’apertura, “Zampa di Giaguaro e Nuvola Rosa”, è liberamente ispirata all’omonimo racconto del grande Giorgio Scerbanenco), spunti biografici e osservazione della realtà. La terza traccia, per esempio, si intitola “Lodi” ed è un ritratto, non certo lusinghiero, della nostra sonnacchiosa cittadina.

Il basso di Quadraroli e la batteria di Moroni esplorano al tempo stesso sonorità scarne e tese, sulla scia dei norvegesi Motorpsycho: «In più – continua la voce dei Rio ’05 -, nel nuovo progetto abbiamo avuto il piacere di collaborare con diversi amici musicisti che hanno volentieri accettato il nostro invito». Tra gli ospiti spiccano noti nomi lodigiani come Gianni Satta , Beppe Baldi , Fabio Franzoni, Salvatore Giuffrida e Stefania Fasoli

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