Marco Zanoncelli e le storie di vita di un insolito blog
Marco Zanoncelli, Maria Teresa Malvicini e Paola Sverzellati

Marco Zanoncelli e le storie di vita di un “insolito blog”

Presentato alle Paoline il libro nato dal canale internet “Qiqajonblog” curato dall’ingegnere informatico 46enne di Lodi Vecchio

E’ un libro interessante e insolito “La vita a colori-Storie da un insolito blog” di Marco Zanoncelli (Edb Bologna 2018), presentato venerdì alla libreria Paoline di Lodi. Un volume di 176 pagine che va a infoltire il gruppo, ancora poco numeroso, di esperimenti letterari che hanno percorso la strada a ritroso dalla comunicazione “millenial” a quella del secolo precedente: ovvero dai pixel alla carta. Tratto da un blog, il “Qiqajonblog” che l’autore, ingegnere informatico 46enne di Lodi Vecchio, gestisce da diversi anni, ha trasferito una parte dei post di quello spazio internet sulle pagine.

Marco Zanoncelli

Si dice che nel cyberspazio tutto passi e nulla resti, e una buona domanda da porre a bruciapelo a qualcuno è sfidarlo a ricordarsi un post così al volo, uno qualunque. Forse le cose non stanno proprio così e una strada per conferire peso e modi finalmente adulti alla parola postata esiste: un esempio può essere proprio il “Qiqajonblog” - nome biblico tratto da Giona - diventato libro. Presentato nello spazio di via Cavour con l’intervento di Paola Sverzellati, docente all’Università Cattolica di Milano, e della co-curatrice del testo Maria Teresa Malvicini, “La vita a colori” parla, e lo dichiara anche il titolo, “di vita”. Dunque l’argomento è la vita, niente di più e niente di meno. Però, precisa Zanoncelli, «non la vita in astratto ma la mia. La mia personale esperienza di marito, padre, educatore e lavoratore in una “grammatica elementare dell’esistenza».

C’è un filone che attraversa questa antologia di post e si potrebbe definire “il bello di ogni giorno”, la normalità del buon vivere. «Io ho cercato, tramite il blog, di manifestare la convinzione che nell’uomo la bontà e la bellezza esistono anche con spontaneità. Ma non per senso di minimalismo; bensì perchè guardandomi attorno osservo gesti, persone, desideri, che sono come “fiori sbocciati».

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