Un viaggio senza rete nell’America di Trump

Un viaggio senza rete nell’America di Trump

Nello scaffale del Cittadino l’opera del giornalista Michael Wolff tra saggio e romanzo

Donald Trump è il protagonista del libro-inchiesta-romanzo di Michael Wolff, giornalista di “Vanity Fair” e “The Guardian” che, dopo essersi addentrato nell’impero mass-mediatico di Rupert Murdoch, in questo resoconto racconta i retroscena, gli intrighi di potere che hanno accompagnato e continuano a segnare la Casa Bianca. “Fire and Fury” cerca di capire cosa “bolle in pentola” nella politica americana. Usando la cornice del romanzo e l’acuta descrizione dei personaggi, che come marionette si aggirano nelle stanze del potere, Wolff passa in rassegna gli scandali, dal Russiagate alle impreviste defezioni nello scacchiere di comando. Trump ci viene mostrato nel suo smisurato ego di venditore tanto adulatore quanto vendicativo e crudele, ma anche nelle sue debolezze emotive. (Michael Wolff, “Fuoco e furia. Dentro la Casa Bianca di Trump”: Rizzoli, Milano,2018, pp. 365, € 22).

*******

“La fine di Wettermark” di Elliott Chaze

L’abilità di Elliott Chaze è più quella di nascondere che di mostrare, tenendo in sospeso molti elementi e lasciando al lettore l’opportunità di scegliere come districarsi tra un diversivo e l’altro. Come se le storie fossero mimetizzate dentro una scrittura che, d’altra parte, non ha una lacuna che sia una. Se “La fine di Wettermark” appare ineluttabile fin dall’avvio (e comunque il colpo di scena finale è un capolavoro) è perché la costruzione del suo sprofondare in un abisso senza ritorno parte da lontano e l’autore la compone come se stesse ricreando un identikit al microscopio. «Starsene da soli è una faccenda delicata, l’intimità va calibrata in modo così fragile che, anche se uno l’ha desiderata, quando ne hai appena appena un poco di più di quello che ti serve, non è affatto intimità. Non è più un lusso. Diventa solitudine, e la solitudine non è in alcun modo simile all’intimità, sebbene l’una e l’altra siano fatte della stessa sostanza». (Elliott Chaze, “La fine di Wettermark”, traduzione di Livio Crescenzi, Mattioli 1885, Fidenza 2018, pp. 185 , €15).

******

Ivan Bunin (1870 - 1953) è fra i maggiori scrittori e poeti russi del Novecento ed è stato il primo russo a ricevere il Nobel per la Letteratura nel 1933. È l’erede naturale della grande tradizione narrativa dell’Ottocento, aldilà della rottura delle avanguardie primo-novecentesche. In questo volume è qui tradotto per la prima volta in italiano da Ugo Persi e Michelange Ayangma, il racconto del viaggio intrapreso in Turchia, Grecia, Egitto, Palestina e Libano, negli anni dal 1907 al 1911, in cui come scrive Ugo Persi nella sua introduzione «il nitido presente e ombre del passato s’intrecciano, riflettono, confondono». Il titolo rammenta il magico uccello Huma della tradizione persiana di cui Bunin parla nel primo racconto. (Ivan Bunin, “L’ombra di Huma”: Lemma Press, Bergamo 2018, pp. 286, €12)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.