Gli eroi qualunque di Clint Eastwood: il romanzo americano dell’attacco al treno
“Ore 15: 17 Attacco al treno” di Clint Eastwood

Gli eroi qualunque di Clint Eastwood: il romanzo americano dell’attacco al treno

Il regista dirige i veri protagonisti dell’attentato sventato nel 2015, in sala anche “Maze Runner” e il nuovo film di Ligabue

Ancora una storia vera, ancora “eroi” comuni messi davanti alla scelta che cambia un’esistenza intera. Di più: cambia la Storia stessa. Come Sully, il comandante del volo US Airways 1549, o come l’American Sniper Chris Kyle. Clint Eastwood continua il suo percorso e con Ore 15:17 – Attacco al treno sposta il discorso un passo più avanti. C’è sempre un libro e ci sono vite vere a ispirare il suo cinema e questa volta il regista sceglie addirittura come interpreti i veri protagonisti della vicenda per avvicinarsi il più possibile alla realtà, per raccontare uomini davvero comuni messi a confronto con uno snodo, un episodio che con loro finirà sui libri di testo.

Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler sono i tre americani poco più che ventenni che il 21 agosto 2015 sventarono un attacco terroristico a bordo di un treno francese, bloccando l’attentatore armato che avrebbe potuto fare una strage. La loro impresa l’hanno raccontata i telegiornali, Clint Eastwood (nonostante il titolo) sceglie di partire da quel giorno per raccontare altro, quello che significa il gesto di eroismo compiuto da tre ragazzi qualunque e cosa lo ha reso possibile. Aggiungendo, di fatto, un altro tassello alla costruzione del suo romanzo americano.

Andando a ritroso, allontanando sempre più il momento dell’azione, il “vecchio” Clint ribalta la prospettiva e riesce davvero a raccontare la straordinaria normalità dei tre protagonisti: prima a scuola, poi arruolati, in lento avvicinamento a quel momento cruciale che appare con dei flashforward durante il racconto.

La cosa più importante da dire a proposito di questo film è che, probabilmente, Clint Eastwood dimostra d’essere grande anche nel film di cui ci ricorderemo meno, tra i suoi ultimi. Stupisce il regista per la capacità di rinnovarsi ancora, a ottantotto anni suonati, impegnato in una ricerca di stile che diventa via via più asciutta e meno retorica, quasi di taglio “documentaristico”. Attacco al treno rimanda l’azione all’infinito, concentra tutti gli sforzi su altro, trasformando il film in quello che non ti aspetti guardando il trailer (non ti aspetteresti se non fosse che dietro la macchina da presa c’è lui). Eastwood sposta l’attenzione dai quei minuti cruciali dello scontro e alla fine quando questo si compie colpisce ancora di più la coscienza.

Prima però non è aiutato da una sceneggiatura (firmata dall’esordiente Dorothy Blyskal) che racconta la vita dei tre eroi qualunque in una maniera che sfiora il didascalico. A furia di semplificare - nei dialoghi soprattutto - per avvicinare i tre protagonisti a dei normalissimi americani in viaggio in Europa si finisce per approssimare per difetto ogni cosa, con terribili cali di ritmo e scelte quasi comiche sul Canal Grande a Venezia o davanti al Colosseo sulle note di Nel blu dipinto di blu. Superato tutto questo resta il racconto che si fa sempre più essenziale, sempre più diretto. E la riflessione riassunta nelle parole del presidente francese Hollande il cui discorso - pronunciato durante la cerimonia della consegna della Legione d’onore ai protagonisti - è montato mischiando le immagini di repertorio a quelle di finzione. Quando tra le due cose la linea di demarcazione si è fatta ormai sottilissima.

Maze Runner, il ritorno

Dopo il “Labirinto” e la “Fuga” è scoccata l’ora della “Rivelazione” per la saga di “Maze Runner”. A distanza di tre anni dall’ultimo capitolo, Wes Ball torna a dirigere le gesta di Thomas e dei suoi compagni di (s)ventura in una pericolosissima missione finale nell’ostile futuro distopico di cui sono ostaggi: irrompere nella leggendaria Ultima Città, un labirinto controllato dal famigerato Wckd che potrebbe rivelarsi il più mortale di tutti. Lo scopo? Salvare i loro amici. Con un “premio rivelatorio” come anticipato dal titolo: tutti i Radurai che riusciranno a uscire avranno le risposte alle domande che si stanno chiedendo sin dal loro primo arrivo nel labirinto. Per conoscerle, non resta che sedersi in poltrona. Costato 62 milioni di dollari, anche il film si gioca tutto, al pari dei protagonisti: salvo sorprese, “La Rivelazione” sarà infatti l’ultimo capitolo della serie.

Ligabue e l’alter ego di una vita “normale”

E venne il giorno in cui, appoggiata la chitarra, Luciano Ligabue decise di prendere in mano una cinepresa. Correva il 1998, quando il rocker di Correggio debuttava nella regia con “Radiofreccia”. Vent’anni dopo (e una seconda opera nel mezzo, “Da zero a dieci”) il “Liga” ci riprova: stesso attore protagonista (Stefano Accorsi) per centrare lo stesso successo della pellicola d’esordio. Ispirato all’omonimo album del 2016, “Made in Italy” vede Accorsi (qui affiancato da Kasia Smutniak) interpretare i panni di Riko, operaio e onesto padre di famiglia alle prese con le difficoltà della vita di oggi. O meglio «una delle vite che avrei potuto fare io se non fossi diventato un cantante», dice Ligabue, presentando questa sorta di suo alter ego. Che ha tanta voglia di “urlare contro il cielo”.

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