Carlo, le donne e la commedia: Verdone fa i conti con il passato

Carlo, le donne e la commedia: Verdone fa i conti con il passato

Il nuovo film dell’attore e regista romano diverte ma conserva una vena di malinconia

Lucio D’Auria

Carlo Verdone si guarda allo specchio e dentro ci vede ancora riflessa l’immagine del coatto con la bandana, vede quel se stesso di trent’anni fa e prova a farci i conti. Poi però i contorni si fanno più nitidi, l’immagine torna quella reale e Carlo diventa Guglielmo, proprietario di un negozio di paramenti sacri a due passi dal Vaticano, un uomo di mezza età appena lasciato dalla moglie, che si trova a dover fare i conti con il cambiamento, impersonificato da Luna, borgatara ed esuberante che capita nel suo negozio per avere un posto da commessa. La persona più sbagliata nel posto sbagliato che inevitabilmente però darà il via a una rivoluzione tra differenze culturali e chat di incontri…

In Benedetta Follia è insomma ancora una volta “Carlo e le donne”, un nuovo capitolo del cinema del regista e attore romano che prende spunto da questa dinamica degli opposti per raccontare una storia. Mentre scorrono le immagini però, mentre la coatta Luna (Ilenia Pastorelli) gli combina incontri con altre donne e si compiono disastri annunciati, mentre la storia prosegue e si ride (parecchio, anche molto in due o tre scene ed è cosa fondamentale per una commedia) resta nella mente quella doppia immagine dello specchio, restano in mente la moto e la bandana che si compaiono all’inizio, nel prologo.

La moto per le corse a Ostia di Borotalco e di Troppo Forte (che era già diventata però più trucida e caratterizzata…) che era finita a impolverarsi in garage. Con quel rumore di cilindri che quando apri il gas fa venire i brividi di nostalgia. Mentre Verdone la guarda con nostalgia apre tutto un mondo allo spettatore e dà al suo film una chiave amara che sembra poter portare chissà dove. Invece il gas si spegne e si tira il freno e si torna dalle parti di qualcosa di già noto. Lui impacciato e ormai maturo alle prese con Lei, il suo esatto opposto che è destinata a far deflagrare tutto il suo universo…

Verdone però è uno che il cinema lo conosce e lo sa fare. È un filmaker “totale”, è autore (regista, scrittore interprete) che sa osservare e descrivere il mondo, uno di quelli che regola gli ingressi all’“ufficio facce” e che ha imparato il mestiere e la tecnica da Sergio Leone e dai maestri giusti.

Questo lo ha distinto sempre e questo ancora lo distingue anche in questo film che forse non è il più riuscito tra i suoi, perché poco aggiunge alla fine alla sua filmografia, ma è comunque un prodotto ben sopra la media della cosiddetta commedia nazionale. Basta guardare i personaggi “secondari” per accorgersene: qui è tutto scritto, scelto con cura, diretto affinché una tessera all’apparenza minima componga poi il mosaico finale del film.

Forse ha avuto poco coraggio Verdone, non ha aperto il gas fino a fondo scala e si è un po’ accontentato, limitandosi a far scorgere quello che poteva essere. Come il personaggio del suo film sognava di andare lontano poi «si è fermato a Terracina» per mettere giacca e cravatta e chiudersi nel negozio di famiglia. Oppure ha fatto un piccolo passo avanti verso un cinema più maturo, riflessivo, che già si intravede.

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