Un Arpagone alla toscana: «Preparatevi a divertirvi»
Alessandro Benvenuti ne “L’Avaro”

Benvenuti racconta il suo “Avaro”

L’attore toscano sarà in scena domenica sera al teatro alle Vigne di Lodi

E’ in tournée con cinque spettacoli (quattro li dirige, in uno recita da protagonista), ma se provi a stupirti, ti dice che altre volte è arrivato anche a dieci. Alessandro Benvenuti riassume così la sua intensissima attività di attore, regista, autore e uomo di spettacolo: «E’ una grande responsabilità, che mi assumo volentieri, specialmente in teatro, che resta il mio primo amore» ha raccontato al “Cittadino” presentando lo spettacolo che lo porterà a Lodi domenica 14 per la stagione di prosa del Teatro alle Vigne, con un grande testo classico, L’avaro di Molière, adattato e rivisitato dall’estro del regista Ugo Chiti.

Alessandro Benvenuti riassume così la sua intensissima attività di attore, regista, autore e uomo di spettacolo: «E’ una grande responsabilità, che mi assumo volentieri, specialmente in teatro, che resta il mio primo amore». A Lodi l’attore toscano è ospite domenica 14 gennaio per la stagione di prosa del Teatro alle Vigne, con un grande testo classico, L’avaro di Molière, adattato e rivisitato dall’estro del regista Ugo Chiti, storico collaboratore di Benvenuti. «Chiti ha lavorato sul testo -spiega Benvenuti – con un adattamento molto ben riuscito, e poi si è fidato di me affidandomi il personaggio di Arpagone, che ho elaborato in una chiave che rientra nelle mie corde comiche: l’ho caratterizzato con molta energia e velocità, quella velocità che è oggi tipica del mondo della finanza e del denaro. Arpagone è solo apparentemente un vecchio, e diventa giovane quando si accalora sull’idea di far fruttare il suo denaro. Quando parla di soldi, si accende; questa è una chiave molto particolare di personalizzare il personaggio di Arpagone, rispetto alle tante versioni teatrali del passato».

Ritiene che la sua comicità abbia qualcosa di tipicamente toscano? «Mi servo spesso della comicità, ma cerco di non ricalcare nessun cliché fisso. Da sempre vengo definito il toscano più anglosassone che c’è in Toscana. Il mio umorismo è fatto di battute, ma anche di fisicità; e così ho caratterizzato anche il mio Arpagone. Essendo “nato” con un’esperienza anche di mimo, ho inserito nel personaggio delle movenze che si richiamano alla commedia dell’arte, e addirittura ai cartoni animati. Tutto diventa quasi una specie di balletto mimico».

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