Max Carinelli, un nuovo album per l’amore “smarrito”

Il suo primo album, Songs for Takeda, uscito tra le lodi sperticate della critica, era una struggente riflessione sulla morte, una sorta di terapia per superare il vuoto lasciato da un amico. Il prossimo, in uscita tra settembre e ottobre, sarà invece dedicato all’amore: o meglio, alla mancanza di amore, tema che verrà sviscerato in otto canzoni, tutte cantate in lingua inglese. «È l’unico modo che ho esprimermi», racconta Letlo Vin, contrazione di “Let love in”, “Lascia entrare l’amore”, nome d’arte dietro al quale si cela il cantautore e chitarrista lodigiano Max Carinelli, uno dei musicisti di punta del nostro territorio.

«Abbiamo quasi terminato le registrazioni. L’album, ancora senza titolo, è nato tra Lodi e Londra. Una volta definito il progetto sono volato nella capitale inglese e mi sono chiuso in studio per una settimana. Tornato a casa, ho fatto sentire i brani ai miei due compagni di viaggio, Gianluca Buoncompagni (basso, cajon e stompbox) e Lorenzo Raimondi (chitarra elettrica, ukulele e flauto traverso) e li abbiamo arrangiati. È un’opera completamente autoprodotta: in parte è un continuum del primo disco, ma è anche più complesso a livello di scrittura. Le canzoni non seguono la classica forma strofa-ritornello, sono piuttosto articolate e possono durare anche 6-7 minuti. Per i temi che tratto ci vuole un po’ di tempo per “assuefarsi”». L’album, come il precedente, è nato «per esigenza»: «Scrivere canzoni è il modo migliore per liberare i miei pensieri – continua Carinelli -. Non suono per “sfondare”, lo faccio perché è una grande passione. Certo, le critiche lusinghiere che ha ricevuto Songs for Takeda mi hanno fatto piacere: è sempre gratificante quando viene riconosciuto il proprio lavoro, soprattutto se fatto con amore».

Anche nel nuovo disco, Carinelli ha attinto a piene mani dai suoi generi prediletti, il folk, il country e il rock acustico di matrice americana. Del resto i suoi numi tutelari sono Bruce Springsteen, Van Morrison, Johnny Cash, Nick Cave. «Quando ero un ragazzino andava di moda la new wave; poi è stata la volta del grunge, poi della musica elettronica. Io ero sempre fuori moda perché mi piaceva il folk americano, e così spesso mi sono dovuto adeguare ai gusti degli altri. Ora invece faccio davvero quello che mi va, senza farmi influenzare da nessuno». La carriera musicale di Max Carinelli è iniziata alla fine degli anni Ottanta: «Suonavo nelle classiche band di quartiere: ci sono stati gli Idioma, poi i Lucky and the Strikers insieme a Raffaella Destefano, poi ancora i Les Urtò. Il grande salto è arrivato con i Circo Fantasma, gruppo milanese con cui ho fatto diversi concerti, è stata la mia prima vera esperienza discografica. In seguito c’è stata l’avventura con i Jenetaimeplus, band lodigiana con cui ho inciso due album. Insieme all’amico Bruno Fraschini abbiamo quindi messo in piedi un progetto acustico, Khorakhanè, dedicato alle canzoni di Fabrizio De André».

Tante esperienze diverse che hanno arricchito il bagaglio culturale di Letlo Vin, inserito tra i dieci migliori nuovi cantautori italiani dal portale specializzato “Rock.it”. «Anche se non sono proprio un novellino – precisa sorridendo Carinelli -. Ora ho trovato la mia strada musicale e voglio continuare a percorrerla: anche se il mio genere da qualcuno è considerato “vecchio” mi sento molto più attuale di tanti giovani che seguono le mode».

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