Life: “terrore nello spazio” per fermare gli alieni

Life: “terrore nello spazio” per fermare gli alieni

Lucio D’Auria

«Buonanotte stelle, buonanotte piuma»: le favole della buonanotte lasceranno presto spazio a letture horror a bordo della Stazione spaziale internazionale che ospita gli astronauti protagonisti di Life, in orbita attorno alla terra con a bordo un campione biologico che prova l’esistenza della vita extraterrestre su Marte. Parte da qui il film diretto da Daniel Espinosa, svedese adottato da Hollywood (suoi Safe House e Child 44), variazione su un tema di fantascienza ampiamente battuto che scardina però l’ordinario in più punti. Nella maniera in cui maneggia il genere innanzitutto, facendo l’occhiolino ai B-movie, citando il basso e l’alto e mischiandoli in continuazione, passando da Predator ad Alien, da Terrore nello spazio a Gravity, con sequenze anche complesse, che dalla citazione sconfinano nella “scopiazzatura”. Mantenendo però, sempre o quasi, un alto coefficiente di difficoltà e di “onestà”.

Sei astronauti si trovano nella condizione d’essere i primi terrestri ad entrare in contatto con una materia vivente extraterrestre: la tentazione della scoperta si mischia alla paura e alla consapevolezza del “limite” da non oltrepassare. Lo scienziato è affascinato dalla scoperta, tentato dalle possibilità infinite della ricerca, ma gli si oppone in maniera abbastanza schematica l’ufficiale più razionale, che ha dovuto innanzitutto pensare a come difendere i confini. Mentre quell’«oltrepassare il limite» che sta nel sottotitolo italiano accompagna tutto il viaggio cosmico dello spettatore, la “Cosa” si prende l’intera scena e nella stazione spaziale la lotta per la sopravvivenza guadagnerà il sopravvento sullo spirito della ricerca che animava in principio i moderni esploratori.

Life non si prende licenze filosofiche, non sfida Interstellar o Ted Chiang nel loro - complicatissimo - campo. Rimane, in apparenza legato all’azione, al thriller, sconfinando a tratti nell’horror. Senza nascondere però un messaggio “politico” che, in tutto questo fare azione e provocare spavento, non deve passare inosservato. Cosa sono infatti le “barriere” che gli astronauti alzano (invano) davanti all’alieno, i livelli di sicurezza per la terra davanti all’invasione del corpo estraneo? Possono essere solo richiami casuali ai muri alzati dai nostri governanti? Il discorso sul corpo estraneo da respingere prende il sopravvento sulla biomeccanica o sull’incubo nucleare e tutto accade senza uscire dal seminato del cinema di “intrattenimento”. Espinosa dimostra versatilità e mano sicura, alimentando con idee non banali il suo spettacolo che è fatto di piani sequenza in assenza di gravità, collisioni che mandano in frantumi stazioni spaziali, creature aliene spaventose e suspense. Nel frattempo Ridley Scott e Kubrick (ovviamente) incontrano Doctor & The Medics di Spirit In The Sky, le favole della buonanotte prendono il posto della «buona notte» di Dylan Thomas citata da Nolan: Life non nasconde i suoi modelli, vi attinge anzi a piene mani, ma fa tutto alla luce del sole (e del chiarore cosmico), senza nascondere le proprie intenzioni. Anche per questo alla fine il risultato è all’altezza delle aspettative. Magari senza la virtù dell’originalità, ma concedendosi però il lusso di un finale non scontato che ribalta il gioco distribuito fino a quel momento sul tavolo.

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