Van De Sfroos, il concerto intervista al “Cittadino”

Van De Sfroos, il concerto intervista al “Cittadino”

Antonella Ferrari

Pomeriggio di musica oggi al “Cittadino”. Davide van de Sfroos (all’anagrafe Davide Bernasconi) ha deliziato alcuni redattori, unici fortunati ad assistere in diretta, con un concerto-intervista in occasione del lancio del live che il cantante comasco terrà allo Stadio San Siro il prossimo 9 giugno. L’inizio dell’intervista, trasmessa in diretta dalla nostra pagina Facebook, è stato sancito dal brano “Il costruttore di motoscafi”. Hanno fatto seguito alcuni frammenti di altri successi intervallati dalle domande del nostro giornalista Fabio Ravera. Gli argomenti sono stati i più disparati, a partire dal suo rapporto con il calcio. «Sono sempre stato la negazione del calcio – ha raccontato Van de Sfroos – e mai avrei pensato di entrare allo stadio da protagonista. Cosa si prova a suonare a San Siro? Ve lo racconterò dopo il concerto», ha continuato scherzando. «Non sono terrorizzato, sono concentrato. Sapere che gli spalti stanno iniziando a riempirsi mi fa piacere». Alla domanda «Come hai iniziato a cantare in dialetto?», Van de Sfroos ha risposto facendo riferimento a De Andrè: «Avevo già dei brani scritti in dialetto. Quando ho sentito De Andrè cantare in genovese mi sono reso conto che non dovevo avere paura di usarli». Secondo il cantautore infatti il dialetto riesce ad essere aggressivo al punto giusto, sia per chi si riconosce in quella lingua, sia per chi la ascolta da lontano. Quando gli viene chiesto da cosa nascano le sue canzoni la risposta arriva immediata: «Quando hai tra le mani una chitarra ti viene voglia di raccontare storie. Le mie canzoni nascono dal vissuto, che esso sia reale oppure solo sognato». «La mia è una musica semplice, una musica per tutti – ha continuato il cantante. - Sono felice quando scopro che la mia musica mette d’accordo generazioni diverse».

Tra un brano e l’altro la conversazione si è spostata sul Festival di Sanremo. «Ho seguito l’edizione 2017 con i miei figli e l’ho apprezzato molto». Inevitabile il ricordo della sua esperienza sanremese. Partecipò all’edizione 2011 con il brano “Yanez”. «Siamo partiti con tutti i pronostici a nostro sfavore. Alla fine siamo arrivati quarti», ha raccontato scherzando anche sul post-festival: «Tornato da Sanremo tutti mi fermavano per strada, ma non si ricordavano il mio nome e quindi mi chiamavano “Yanez”».

Il cantautore, che non è nuovo alle visite nella nostra città, ha poi invitato tutti i lodigiani all’appuntamento di San Siro «vedervi lì darebbe senso a quella serata», prima di chiudere l’intervista con il brano “La curiera”.

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