Il lavoro e la flessibilità: viaggio nei tempi precari dell’uomo “mobilitato”

Fabio Ravera

Il lavoro nobilita l’uomo? No, lo mobilita. Basta un cambio di consonante per aggiornare la famosa massima alla situazione attuale. Perché oggi la parola d’ordine è «flessibilità», termine suadente che però spesso nasconde insidie e sotterfugi che vanno a colpire costantemente i precari, quell’ampia fascia di lavoratori «invisibili» con tanti doveri e nessun diritto. Quello della precarietà - un tema che tocca da vicino una generazione sempre più allargata che va dai 20 ai 40 anni - è probabilmente il problema più grave che attanaglia il sistema italiano. Una piaga che rischia seriamente (se non lo ha già fatto) di minare le certezze di centinaia di migliaia di persone, con effetti collaterali a valanga. Capire il mondo del lavoro di oggi e immaginare (e costruire) un futuro migliore potrebbe rappresentare il primo passo per uscire dal dramma: questo l’obiettivo della rassegna itinerante “Il lavoro mobilita l’uomo”, organizzata dall’associazione culturale Adelante in collaborazione con il Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale a Lodi) e il contributo di una serie di altre associazioni e realtà del territorio che andrà in scena a partire da lunedì fino al 31 maggio. In cartellone dibattiti, mostre, concerti, spettacoli e proiezioni cinematografiche incentrati sul tema che Domenico Campagnoli, segretario della Cgil di Lodi, ha definito «il problema nazionale per eccellenza».

«Il senso di questa iniziativa - ha spiegato Michele Merola di Adelante durante la presentazione della kermesse - è raccontare la nostra generazione. Il mondo del lavoro è cambiato ma il sistema del welfare è rimasto quello dei nostri genitori. In questo periodo di crisi, inoltre, i più colpiti sono stati proprio i precari. Gli organi di informazione spesso hanno dato risalto alle occupazioni di operai sui tetti delle fabbriche, ma ci sono migliaia di precari che non hanno nemmeno un tetto da occupare». Una situazione che la rassegna di Adelante racconterà «cercando di non piangersi addosso ma con l’intento di offrire prospettive per il domani» e con la collaborazione delle istituzioni e di diverse realtà associative locali con l’intento di «fare rete». Il primo appuntamento è in programma lunedì sera (ore 21, aula magna del Liceo Verri) con Tito Boeri, noto economista che terrà la conferenza intitolata “Contro i giovani? Come evitare che il Paese tradisca le nuove generazioni: lavoro e nuovo welfare per dare futuro all’Italia”. L’incontro di martedì 19 (ore 21, Teatrino dell’Informagiovani) verterà sul tema delle “Economie solidali come veicolo di impresa sociale”, mentre mercoledì 27 (ore 21, Camera del lavoro di Lodi in via Lodivecchio) andrà in scena “Visioni precarie”, con proiezioni di cortometraggi vincitori del concorso Obiettivi sul lavoro. Da sabato 30 aprile al 15 maggio, il Coffee Move di corso Mazzini ospiterà invece la mostra Cipputi sui tetti: Francesco Tullio Altan e la crisi che raccoglie oltre 50 opere originali disegnate dalla matita fulminante del grande vignettista. «Il Paese si sta disinteressando di certe fasce sociali - ha sottolineato Paolo Daccà del Meic -. Noi vogliamo dare visibilità agli invisibili». «L’obiettivo a cui bisogna puntare - il commento di Grazia Bonomi della Cisl - è una ricostruzione culturale. Trent’anni di veline e affini hanno mandato in pappa il cervello della gente. Bisogna ricominciare a stimolare la riflessione e il pensiero». All’iniziativa partecipano anche le istituzioni: «Il tema del lavoro ci tocca da vicino - parole di Giuliana Cominetti, vicesindaco e assessore alle politiche giovanili -. Ogni giorno al nostro sportello si presentano tanti ragazzi in cerca di un’occupazione. Purtroppo in pochi anni il concetto di lavoro è cambiato completamente, degenerando in negativo». Per info e dettagli sui singoli eventi: www.adelantelodi.org

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