Costi aumentati e centri chiusi, è allarme per la cooperativa Amicizia di Codogno
La sede delle cooperativa Amicizia di Codogno

Costi aumentati e centri chiusi, è allarme per la cooperativa Amicizia di Codogno

«Finora abbiamo resistito, ma non sarà all’infinito, le nostre economie sono limitate»

Dalla chiusura dei centri diurni, trenta operatori della coop Amicizia di Codogno sono a casa in cassa integrazione. E in attesa che arrivino i fondi statali è la coop stessa ad erogare l’anticipo, mentre i costi di gestione sono lievitati a causa delle spese per l’acquisto di camici, mascherine, guanti e visiere di protezione, e di pari passo la fatturazione è diminuita. Una situazione che la onlus non potrà sostenere ancora a lungo, come denuncia il presidente Mario Perotti: «Finora abbiamo resistito ma non possiamo resistere all’infinito, le nostre economie sono limitate. Speriamo che si possano riattivare i servizi diurni con tutte le sicurezze dovute, e si possa riuscire a fare tutte le cose che facevamo prima – riflette Perotti -. Se poi gli enti preposti al pagamento non riconoscono la nostra capacità d’intervento, arriveremo a un punto in cui non riusciremo più a reggere e non vogliamo che accada. Vogliamo salvaguardare servizi, operatori e famiglie». Il riferimento è subito chiarito. «I centri diurni si sono riconvertiti durante l’emergenza ed è previsto un riconoscimento economico che il Consorzio Comuni di Lodi e l’Asp del Basso Lodigiano ci riconoscono, mentre l’Assc di Casale no, non riconoscendo il lavoro che abbiamo fatto nei quindici giorni di “zona rossa”. È incomprensibile essendo tutti nello stesso calderone». Nell’emergenza, fortunatamente non sono mancati gli aiuti: «Siamo stati sostenuti in modo significativo dalle Fondazioni del Lodigiano e da alcuni nostri benefattori “storici” tra cui Gigi Faliva che è riuscito a importare diverse migliaia di mascherine, tenendo conto che i soli dispositivi protettivi ci sono già costati 100mila euro». Blindata la struttura il 21 febbraio, l’accesso è stato consentito esclusivamente agli operatori e la coop ha adottato un protocollo severissimo che è applicato ancora oggi. Dal 4 maggio è riaperto solo l’ambulatorio minori

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