Addio alla staffetta partigiana Zibra: il contagio ha piegato Maria “picinina”
Maria Zibra in una manifestazione

Zelo, addio alla staffetta partigiana Maria Zibra: il contagio ha piegato la “picinina”

Sopravvissuta alla guerra, si è spenta a 93 anni nella casa di riposo Santa Chiara di Lodi: «Nessuno può dire di non conoscerla»

Zelo piange uno dei suoi volti storici. Quello di Maria Zibra, a tutti nota come Maria “picinina”, un soprannome che era diventato un riconoscimento per questa donna di 93 anni che ha combattuto nella Resistenza, vivendo i cambiamenti e le trasformazioni della società di Zelo e del Lodigiano.

Anche lei, uscita indenne dalla seconda guerra mondiale, è stata sconfitta dal coronavirus che le ha tolto la vita mentre si trovava presso la casa di riposo Santa Chiara di Lodi. Maria Zibra, vedova Premoli, è un po’ un simbolo per la lotta partigiana. Era nata a Boffalora e a 16 anni, senza coperture alle spalle, correva nei boschi lungo l’Adda, per portare comunicazioni e garantire i collegamenti nella lotta di Resistenza. È maturata prima degli altri, un obbligo visto il periodo e i pericoli di una vita da combattente senza armi. Il soprannome se l’è guadagnato sul campo. Nato proprio per la statura di Maria, decisamente non troppo alta, in contrasto con il suo smisurato coraggio e il suo grande cuore.

«Se si chiede a Zelo di Maria “picinina”, probabilmente nessuno potrà dire di non conoscerla – racconta Angelo Maestri, amico di famiglia -. Ha sempre partecipato, fin quando ha potuto, ai momenti di ricordo portando la bandiera italiana e quella dell’Anpi . Ultimamente è stata accudita dai figli e poi nei giorni scorsi, in casa di riposo, è giunta la notizia della sua morte. Lascia due figli, un maschio e una femmina, ma soprattutto lascia una comunità che le ha voluto bene». Maria si era trasferita a Zelo dopo la guerra. E in via Dante ha visto crescere intorno a sé il paese. Abitava vicino al “Barìn”, quello che era il punto di ritrovo per tutti. «Ha visto tutti i titolari, ha conosciuto volti e storie di tanti zelaschi che frequentavano l’esercizio - ricorda Maestri –. Potremmo dire che è stata i nostri occhi in tutti questi anni».

In effetti la sua morte ha suscitato grande e commosso cordoglio e nei paesi limitrofi. «Passare sotto la sua finestra e non sentire la sua voce che chiamava e salutava lascia attoniti – scrive Manuela Cadore -. Mancherà la sua bontà, disegnata sul suo sincero e semplice sorriso. Aveva per tutti sempre inesorabilmente una buona parola di conforto. Ha lasciato in tutti coloro che l’hanno conosciuta qualcosa di magico, di speciale: le sue poesie, i suoi racconti». 

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