A Viboldone 6 suore malate su 22: «Ci affidiamo alla mano del Signore»
La chiesa di Viboldone, a cui è annesso un piccolo monastero di clausura

San Giuliano, a Viboldone 6 suore malate su 22: «Ci affidiamo alla mano del Signore»

La testimonianza di madre Angelini: «Stiamo vivendo la quaresima nella nuda spiritualità»

Francesca Amé

Al secondo squillo, dal telefono dell’Abbazia di Viboldone si sente una voce sottile. È quella di madre Maria Ignazia Angelini, da 56 anni residente a Viboldone dove è stata badessa per oltre due decenni. «Stiamo vivendo un momento severo», ci dice.

Non è donna abituata alle esagerazioni, madre Ignazia. Colta, arguta e indefessa lavoratrice, ha rassegnato solo un anno fa le dimissioni per sopraggiunti limiti di età a suor Annamaria Pettoni, che oggi è badessa del piccolo monastero di clausura incastrato tra San Giuliano e Sesto Ulteriano. Un’oasi di pace, preghiera e bellezza: l’Abbazia è celebre per la sua architettura e i suoi affreschi quattrocenteschi. Che cosa sta succedendo tra le monache benedettine, solitamente intente alla cura, alla rilegatura e al restauro di antichi manoscritti? «Abbiamo sei sorelle in isolamento, senza possibilità di diagnosi» ci dice madre Ignazia. Poche battute ancora per capire che il coronavirus ha purtroppo varcato le soglie del monastero di Viboldone: «Un nostra sorella aveva avuto un permesso speciale per visitare la sua sorella di sangue che aveva subito un’operazione al San Donato. La visita risale alla fine di febbraio: purtroppo la donna si è ammalata ed è morta e poco dopo anche la nostra consorella ha cominciato ad accusare i sintomi del Covid-19. O così almeno pensiamo». Oggi le monache malate sono 6, su una comunità di 22: quasi un terzo, un numero non certo irrisorio. I sintomi? Quelli che abbiamo imparato a conoscere: tosse e febbre alta. «Abbiamo creato un piccolo ospedale per assistere le sorelle ma nessuno è venuto a fare un tampone: non abbiamo dunque una diagnosi certa e tenere le sorelle isolate è difficile. Almeno due hanno di sicuro il Covid-19 perché hanno perso anche l’olfatto e il gusto», continua la monaca. Ad eccezione del custode che porta le medicine dalla farmacia e del sacerdote che celebra Messa, la piccola comunità di monache è completamente reclusa. Nemmeno il medico condotto è mai passato. «Abbiamo anche poche provviste, ma siamo molto sobrie: quello non mi preoccupa - continua la badessa -: abbiamo avvisato il vicario per la vita consacrata della situazione e ci ha suggerito di insistere con le autorità sanitarie della regione. Abbiamo contattato anche l’ospedale Sacco di Milano ma sappiamo che il momento è delicato: ci siamo allora cucite da sole camici e mascherine, per proteggerci. Siamo una piccola comunità, con tante sorelle anziane...». La preoccupazione è forte, la fede inossidabile: «Siamo tutti uniti in un’umanità precaria e ci affidiamo alla mano sicura del Signore. Siamo stanche, ma non smettiamo di pregare: stiamo vivendo la Quaresima nella sua nuda spiritualità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.