A Carpiano un autosalone fantasma
Non c’è più nulla nell’edificio che ospitava l’autosalone

A Carpiano un autosalone fantasma

Aprono e chiudono un punto vendita in un mese, riuscendo a truffare decine di acquirenti

Nel giro di un mese o poco più è stato aperto e chiuso, nella zona industriale di Carpiano, un autosalone. Il tempo necessario per vendere una decina di auto a prezzi vantaggiosi, che in realtà non sono mai state consegnate agli acquirenti.

Da una decina di giorni il capannone è vuoto, all’ingresso c’è un avviso con scritto che per motivi famigliari il concessionario avrebbe riaperto il 24 dicembre, invece è rimasto solo l’alberello di Natale, un secchio con la scopa e due telefoni, mentre sono sparite le auto in vetrina e, naturalmente, non è presente alcun addetto.

Il risultato è una schiera di clienti, che hanno versato tra gli 11mila e i 18mila euro, beffati dopo aver perfezionato il bonifico. Il conto, infatti, dove i soldi sono stati versati sarebbe stato già prosciugato.

Una truffa, insomma, rispetto alla quale stanno indagando i carabinieri della stazione di Melegnano che hanno “richiamato” le denunce provenienti da altri comandi.

«Sembrava tutto perfettamente normale – racconta S. A., che la denuncia l’ha presentata a Brescia -: abbiamo letto l’annuncio su un sito specializzato, abbiamo preso contatti con il concessionario, siamo andati a Carpiano e abbiamo perfino provato la macchina: una Audi A4». Un’auto usata in vendita a 11mila euro, un prezzo solo leggermente inferiore a quello di mercato, quindi credibile e allo stesso tempo allettante. «Nel concessionario c’erano altre sette auto, tutte di grossa cilindrata – continua nel suo racconto S. A. -. C’era un ufficio, fogli intestati dell’autosalone, tre addetti all’interno a lavorare. A questo punto abbiamo versato una cauzione di 400 euro, poi ci sono state fornite le coordinate per perfezionare l’acquisto con il versamento del resto dei soldi».

Gli acquirenti, prima di completare il pagamento, hanno fatto tutti i controlli del caso. Prima di tutto sulla ragione sociale e la partita Iva, che risultavano effettivamente esistenti (attribuibili a una società aperta a novembre del 2019), quindi sul conto e l’amministratore unico della società (un giovane residente a Pavia, che tuttavia risulterebbe allo stato delle indagini, fittizio). Infine, anche sull’auto, con targa effettivamente registrata e “associata” all’autosalone.

«Abbiamo pagato e il lunedì prima di Natale saremmo dovuti andare a ritirare la macchina – ricorda S. A. -. In mattinata abbiamo chiamato, ma ci hanno detto che dovevamo aspettare accampando delle scuse sul passaggio di proprietà, infine siamo andati comunque nel pomeriggio ma non c’era più niente. Abbiamo chiamato le forze dell’ordine e abbiamo presentato la denuncia. Ho scoperto di non essere stata l’unica truffata, ma tanti altri come me hanno acquistato auto per cifre addirittura maggiori; un signore ha speso più di 18mila euro, ci teniamo in contatto in un gruppo. Confidiamo tutti che le indagini si concludano positivamente».

Emiliano Cuti

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