Solo due bidelli per 280 studenti: le maestre si appellano al ministro

Tanti alunni e pochi bidelli: appello dopo la tragedia di Milano

San Donato, le maestre della scuola Matteotti scrivono al ministro dell’Istruzione

«Un solo bidello, massimo due, per 280 bambini»: un gruppo di maestre della scuola elementare Matteotti scrive al Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti lamentando che gli alunni “non sono tutelati nei propri diritti alla sicurezza”. Da San Donato nella giornata di ieri è così partita un’accorata missiva - che è stata indirizzata anche ad un lungo elenco di enti competenti - con la quale una ventina di insegnanti firmatari pone innanzitutto l’attenzione sul terribile incidente che è costato la vita al bambino che è precipitato dalla tromba dalle scale in una scuola di Milano.

Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti

La situazione, secondo le docenti, è allarmante: «Poniamo un esempio - scrivono -: il docente è in classe e un alunno si fa male. Inciampa, scivola e batte la testa. In ogni classe dell’atrio al primo piano della scuola c’è un solo docente. Non c’è alcun altro adulto che possa distaccarsi per andare a chiamare il collaboratore. Il solo incaricato Ata è alla porta di ingresso ove si trova il solo telefono scolastico, o sta accompagnando un bambino, che deve uscire prima, da un diverso atrio. Ricordiamo che a scuola agli insegnanti è vietato l’uso del cellulare. Ricordiamo, inoltre, che ogni insegnante ha totale responsabilità di vigilanza sia del ferito che del resto della classe. Che procedura deve mettere in atto il docente?».

Il messaggio inviato al ministro attraverso la lettera, protocollata anche presso il Comune di San Donato, dove alcune maestre hanno parlato direttamente al sindaco Andrea Checchi illustrandogli le difficoltà che incontrano ogni giorno, è chiaro: «Fino alla sua tempestiva risposta noi ci riteniamo non responsabili per la situazione grave che stiamo denunciando. Situazione che stiamo vivendo per cause non dipendenti dalla nostra volontà e alle quali non possiamo porre rimedio senza il suo concreto intervento. Perché noi, data la carenza evidente di personale, la soluzione corretta, umanamente, non riusciamo a trovarla».

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