«A Corteolona i camion arrivati anche a Meleti»
Uno scorcio del capannone in località Santa Giulitta a Meleti dove erano stati stoccati i rifiuti illecitamente

«A Corteolona i camion arrivati anche a Meleti»

Nuovi elementi in comune tra il rogo di gennaio del 2018 e i rifiuti abbandonati nel capannone in località Santa Giulitta

I due fratelli autotrasportatori A.M. e A.S. di Treviglio che erano stati arrestati nel giugno scorso in relazione al traffico illecito di rifiuti che aveva portato al sequestro di alcune tonnellate di rifiuti all’interno del grande capannone inutilizzato alle porte di Meleti, operazione Venenum della Dda di Milano, sono ricomparsi tra le persone raggiunte dall’ordinanza cautelare eseguita lunedì scorso per l’operazione Feudo, che aveva preso le mosse dall’incendio del capannone di Corteolona, tra Pavia e Sant’Angelo, il 3 gennaio del 2018.

Secondo l’accusa, erano tra le persone che si sono occupate di svuotare la Smr Ecologia di Como, l’azienda che era stata infiltrata secondo la Dda da personaggi vicini alla ’ndrangheta e che era stata stipata di rifiuti, provenienti prevalentemente dalla Campania, al punto da venire sequestrata lo scorso anno dalla polizia locale e da costringere i titolari a un piano straordinario di svuotamento.

Che sarebbe stato attuato in un clima di emergenza e di illegalità, portando a riempire il capannone di Corteolona, poi dato alle fiamme, si ritiene per far sparire tracce che potevano permettere di risalire all’origine dei rifiuti, e a scaricare camion un po’ ovunque, dall’area dismessa ex Snia fino a una cava in Calabria. Tra l’altro nell’ottobre del 2018 proprio nell’ex Snia scoppiò un altro incendio, che interessò i rifiuti da poco messi sotto sequestro dalla polizia locale.

A Meleti invece il materiale era poco e soprattutto carabinieri e Arpa erano arrivati prima che potesse essere distrutto, documentando così la provenienza campana dell’immondizia. Quella della provenienza dal deposito Smr di Como del materiale di Meleti è per ora un’ipotesi, comuni denominatori la provenienza campana e il fatto che la medesima ditta di trasporti lavorasse per Smr e sia accusata di abbandoni a Meleti.

Rifiuti Smr erano finiti anche alla Ipb Italia di via Chiasserini a Milano, andata in fiamme il 14 ottobre dello scorso anno, vicenda che ha portato ieri il tribunale di Milano a condannare quattro persone fino a 6 anni e 6 mesi di carcere per traffico illecito di rifiuti. L’associazione a delinquere contestata nell’operazione Feudo mirava a portare rifiuti fino a un inceneritore a Dusseldorf, millantando appoggi preferenziali, in Germania, e usava un’Audi Q7 di un autonoleggiatore calabrese di Dusseldorf per fare da staffetta ai tir di rifiuti con le bolle truccate. Ma puntava a smaltire anche in Kosovo, nell’Est Europa e in Tunisia. Per quale motivo poi i due presunti promotori di questo business dalle enormi potenzialità, A.R., 35 anni, di Siderno e M.B., 41, di Locri, il 23 giugno 2018 a San Colombano abbiano incontrato il pregiudicato calabrese A.E.F., 65 anni, colpito da una misura di prevenzione milionaria della Gdf di Lodi nel 2016 (poi annullato dal Riesame) resta da capire.

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