Isola Carolina, attesa infinita Il parco appare abbandonato
Il degrado in cui versa lo storico polmone verdi di Lodi

Isola Carolina, il parco abbandonato

Attesa infinita per gli interventi sul polmone verde nel cuore di Lodi: il Broletto conta di intervenire nel 2020

L’isola che non c’è. Anzi, c’è. Ma non come i lodigiani la sognano. L’Isola Carolina aspetta da così tanto tempo anche solo una piccola manutenzione che probabilmente ha perso la speranza, come alcuni dei cittadini che ancora la frequentano. Molte famiglie con bambini, infatti, sono partite verso altri parchi. L’ultimo intervento da parte del Comune risale all’estate 2017, quando in Broletto c’era il commissario Mariano Savastano, il quale decise di riqualificare alcune panchine con l’aiuto dei migranti.

Poi, una volta che la protesta per il taglio degli alberi previsto dal maxi progetto dell’architetto Marco Bay si è placata, ci ha pensato il Comitato spontaneo nato su Facebook: i suoi sostenitori hanno installato un tavolo inclusivo, pensato quindi anche per i diversamente abili, e hanno sostituito le reti della pallacanestro.

In tutti questi mesi non si è mai sentito parlare così tanto dell’Isola Carolina, uno dei luoghi che i lodigiani portano nel cuore fin dall’infanzia. Una volta in soffitta il piano Bay, che comunque l’amministrazione terrà presente in futuro per alcune idee, la giunta si prepara a un intervento “light”. Più leggero, anche dal punto di vista economico. Il progetto Bay necessitava di un contributo di 1 milione di euro da parte di Fondazione Cariplo, ma non ce l’ha fatta. Ora si punta a circa 300mila euro da coprire con un mutuo, a cui aggiungere altri 100mila euro da finanziare con credito bancario o con l’applicazione dell’avanzo. Il Comune promette partecipazione e indica il 2020 come data cruciale.

Nel frattempo, però, le buche restano al loro posto, l’asfalto dei vialetti è in alcuni punti completamente dissestato. E se è pur vero che gli spazi saranno ripensati insieme agli accessi, è anche evidente che oggi i bambini in bicicletta si ritrovano a fare lo slalom tra i sassi e gli anziani devono guardare bene dove mettono i piedi. Finora non si sono visti “rappezzi”.

L’area giochi dei piccoli è desolante, in tutto questo tempo non è arrivata in regalo nemmeno un’altalena e la scritta “benvenuti al parco Gerundo” resta in sospeso come una falsa promessa. Non ci sono bagni pubblici, non c’è un punto di ristoro, dettagli che aumentano il disagio dei frequentatori e che spiegano l’esodo delle famiglie verso altri giardini. 
G. B.

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