Procedura d’infrazione schivata, ora il nuovo esame è a ottobre

di Paolo Zucca

È ancora presto per valutare se gli sforzi fatti per evitare la procedura d’infrazione siano stati un momento di maturazione alle regole europee o una furbizia dell’emergenza. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, punta a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil (Prodotto interno lordo) che viaggia al 132% “non soltanto per quello che ci chiede l’Europa, lo facciamo perché pensiamo che questo coincida con gli interessi degli italiani”. Studi sono in corso su una formulazione di Flat tax (tassa piatta, non progressiva) che non vada a creare buchi di bilancio ma tutto è rinviato a settembre-ottobre.

Il Governo ha superato senza molta fatica il rischio di procedura d’infrazione che avrebbe posto stringenti vincoli di bilancio e ridotto la libertà di manovra per i prossimi anni. L’Italia resta sotto sorveglianza per l’esecuzione degli impegni previsti per il 2019 e per l’impostazione in autunno dei conti del 2020. Come è maturata la svolta?

Messi da parte i proclami si è preso atto, in Italia come a Bruxelles, che le ipotesi di spesa per Quota 100 (pensioni) e il Reddito di cittadinanza erano state tarate sul massimo utilizzo. Per motivi vari, al momento, l’esborso è inferiore al previsto.

Circa 1,5 miliardi di risparmio che sono venuti buoni durante la trattativa. Sono aumentate le entrate tributarie, per qualche accordo su grandi contenziosi e anche per il funzionamento della fatturazione elettronica. Hanno contribuito dividendi ordinari e straordinari da soggetti pubblici. Sono stati effettuati tagli di spesa per 1,5 miliardi. Dai flussi di affluenti vari, il fiume delle maggiori entrate è bastato a una Commissione in uscita e pronta a far posto al nuovo esecutivo europeo. La spinta politica c’è stata quando tutti, compreso il presidente Sergio Mattarella, hanno notato che non esistevano i presupposti per una procedura d’infrazione. La trattativa è stata condotta dalla componente più tecnica del Governo.

Ne ha beneficiato lo spread (il differenziale di rendimento fra titoli decennali pubblici italiani e tedeschi) che scendendo di 30-40 punti porta ossigeno ai conti della collettività. Ha dato una mano la Bce, ancora per poco gestita da Mario Draghi, quando a giugno ha ipotizzato tassi stabili se non addirittura in calo per dare linfa a un’economia europea molto depressa.

Quando un “probabile” aumento dei tassi diventa “improbabile” gli investitori grandi e piccoli hanno convenienza a tenere o comprare quelli (anche italiani) con gli attuali rendimenti. Con i tassi al rialzo gli operatori tendono a vendere l’esistente e trovare la liquidità per comprare i nuovi. Anche questo spiega la flessione dello spread.

Cosa accadrà nei prossimi mesi? Ovviamente non vi sono certezze.

Nella trattativa con la Ue la condizione accettabile dell’Italia a fine giugno non potrà bastare a convincere sui buoni conti di dicembre e gli impegni per il 2020. E’ ancora presto per valutare se gli sforzi fatti per evitare la procedura d’infrazione siano stati un momento di maturazione alle regole europee o una furbizia dell’emergenza. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, punta a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil (Prodotto interno lordo) che viaggia al 132% “non soltanto per quello che ci chiede l’Europa, lo facciamo perché pensiamo che questo coincida con gli interessi degli italiani”. Studi sono in corso su una formulazione di Flat tax (tassa piatta, non progressiva) che non vada a creare buchi di bilancio ma tutto è rinviato a settembre-ottobre. Personalmente, ma non sembra la posizione del Governo, Tria non ritiene drammatico far scattare un aumento dell’Iva (imposta sul valore aggiunto) che porterebbe rincari, in cambio di un taglio delle tasse dirette. Comunque – sintetizza il ministro – o si congela l’aumento dell’Iva o si fa la Flat tax.

Nel 2020, per Tria, “bisognerà arrivare a un qualche aggiustamento strutturale, lo sforzo grosso lo abbiamo fatto quest’anno e questo varrà ovviamente, bisogna continuare in quella direzione e vedremo come andrà l’economia nel secondo semestre”.

A quel punto la Commissione Ue avrà cambiato volti, la Bce procederà al ricambio. Tutti avranno interesse ad avere l’Eurozona con i conti in ordine. Per inseguire una vera crescita che non c’è, meno che mai in Italia.

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