Ora la città si interroga: «Il problema va affrontato»
Vista di Codogno

Allarme pedofilia, Codogno non si dà pace

La città si interroga da quando si è diffusa la notizia dell’uomo che adescava le ragazzine

Codogno è impietrita e non si dà pace da lunedì, quando in città si è diffusa la notizia dell’arresto di un pedofilo. La perversione, la cattiveria e quindi la disumanità di quell’orco (che per le cronache resta tuttora anonimo, ma che in città pare già avere un nome e un cognome definiti) sono infatti spropositate. A maggior ragione in un tessuto sociale di provincia, dove si è soliti pensare che ci si conosce, che ci si parla, che fatti così efferati non potrebbero mai sfiorare la comunità. E invece è successo.

Dal sindaco Francesco Passerini una prima reazione: «Chi commette certi reati deve sapere che le punizioni saranno le più dure che esistono, occorre dunque che il quadro normativo sia appesantito: io francamente in questi casi non sarei contrario neppure al ricorso alla castrazione chimica; per quanto riguarda l’uso dei social e delle chat invece, posso dire che già da due anni il Comune porta avanti alcuni incontri contro il cyber bullismo».

Quindi, il contributo di don Stefano Cantoni, vicario parrocchiale della parrocchia di San Biagio e responsabile della pastorale giovanile: «Rispetto alle nuove tecnologie, credo che forse non ci si renda conto che attraverso i telefonini si dà in mano a dei ragazzi delle Ferrari, ma chiedendo loro di andare a 50 chilometri all’ora».

Infine, l’invito del sindaco a non aver paura a segnalare movimenti o persone sospette alle autorità competenti e a restare sempre vigili: «Apprendo dalla stampa che sono state alcune insegnanti a spingere una ragazza a confidarsi e questo è di certo positivo, c’è stato controllo, c’è stata fiducia».

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