«Noi mamme in difficoltà lasciate da sole»
Ricky Beghi e la mamma Orietta Dusi

«Noi mamme in difficoltà lasciate da sole»

Il racconto della mamma di Riccardo Beghi, il giovane rimasto 26 minuti in arresto cardiaco

Cristina Vercellone

Lodi

«Le famiglie sono lasciate da sole a curare i ragazzi come mio figlio Ricky». A lanciare l’appello è Orietta Dusi, la mamma di Riccardo Beghi. Il 12 giugno è il secondo anniversario di quel maledetto giorno in cui Ricky, 25 anni, cuoco alla Locanda dei sapori di Borghetto, affetto dalla sindrome di Brugada, si è sentito male ed è andato in arresto cardiaco. La mamma è intervenuta prontamente con le compressioni toraciche, chiamando il 118 ha seguito le istruzioni dei soccorritori fino a quando gli operatori non sono arrivati. Riccardo è rimasto 26 minuti in arresto. Eppure, dopo 10 giorni in coma, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Maggiore, il 21 giugno, Ricky ha riaperto gli occhi.

Il giovane è rimasto ricoverato, poi, nella rianimazione del Maggiore, un mese. Quando è uscito dall’ospedale, per lui è incominciato il percorso di riabilitazione: è stato al San Matteo, poi alla Maugeri due mesi e mezzo, alla clinica San Giacomo a Ponte dell’Olio e a Castellanza. Gli hanno messo il defibrillatore e ha subito un intervento al piede.

«L’assistenza sanitaria - racconta la mamma - è garantita solo per lo stato acuto, il primo anno, poi quando si tratta di riabilitazione, le famiglie sono abbandonate. Se Ricky migliora ogni giorno è perché la famiglia lo sostiene. Noi abbiamo ricevuto un grande aiuto dall’associazione Sport insieme, persone fantastiche, ma trovare strutture di riabilitazione è complicato. A Lodi c’è solo la Don Gnocchi, ma Riccardo ha bisogno di una fisioterapia più pesante».

È tutto a carico dei genitori. È vero, ci sono l’assegno di invalidità di Ricky (280 euro) e l’assegno di accompagnamento (500 euro), ma solo i costi di 4 sedute di terapia in acqua e di 8 sedute di nuoto superano metà della cifra assegnata. «I genitori che non hanno la possibilità di sostenere i costi come fanno?», commenta Dusi. Oggi Ricky riesce a camminare un po’, ma l’equilibrio è ancora instabile. A tavola deve entrare in funzione il masticatore meccanico, altrimenti Ricky non riesce a mangiare. Solo se parla lentamente i famigliari lo possono capire. Ha iniziato anche a leggere a voce alta: una parola lui, due la mamma. «Siamo andati a trovare il dottor Enrico Storti, primario della terapia intensiva - spiega Dusi - ha detto che ha recuperato tanto, nessuno se lo aspettava, ma l’abbiamo seguito anche tanto. Adesso vorrei portare Ricky a Innsbruck, c’è un luminare hanno detto. Lui ha bisogno di fisioterapia, logopedia e assistenza psicologiche continue. Mi rendo conto che se sta fermo un attimo non migliora più».

La settimana scorsa, Riccardo e sua mamma si sono concessi la crociera che era in programma due anni fa. Visitare Napoli e Palma di Majorca è stata un’impresa. «Anche quando c’erano i simboli dei disabili non era facile cavarsela - racconta la mamma -, c’erano gli altri dietro che dovevano aspettare. Ci siamo sentiti dire tanti no: “la nave non si può visitare, ci sono le scale”, “qua, con la carrozzina non potete andare e là nemmeno”. Un giorno mi sono stancata, ho chiamato un taxi e siamo andati in giro da soli. A volte, quando ci tenevano il posto sulla nave con il contrassegno del disabile, arrivava qualcuno, lo spostava e si sedeva. Non ho risparmiato di insultare due francesi per questo. Senza uno stomaco forte non si va da nessuna parte».

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