Il coraggio di fare luce sulle opere non buone della Chiesa

di Amedeo Cencini

È significativo che titolo e contesto interpretativo del “motu proprio” (Vos estis lux mundi) vengano dall’invito di Gesù ai suoi discepoli a esser “luce del mondo” (Mt 5,14). È una citazione impegnativa, che induce a un severo esame di coscienza, ma indica pure una prospettiva che ispira tutto il testo: si tratta, sembra dire Francesco, d’aver il coraggio non solo di annunciare il Vangelo “con le nostre buone opere”, ma di “far luce” sulle nostre opere non buone di fronte al mondo, per non compierle più, specie se si tratta d’un peccato orribile, causa di enorme sofferenza per tante persone.Con questo testo la Chiesa fa un passo enorme, “il più importante degli ultimi anni” (Zollner), in quel processo di verità (pur sofferto e contrastato) al suo interno che va ben oltre il problema degli abusi verso una riforma della Chiesa.

La Chiesa, infatti, è anche un sistema, fatto di obiettivi da raggiungere, di norme e relazioni, stili di vita e sensibilità generale; e un sistema funziona bene non quando tutto in esso è perfetto, ma quando è in grado di riconoscere il male che lo abita, senza esser costretto dall’esterno (dalla stampa) ad ammetterlo, anzi chiedendo a tutti i propri membri d’intervenire per denunciarlo.

Ma non basta la denuncia, il sistema funziona se cerca di capire le radici di quel male, le responsabilità a vari livelli, ma che in ogni caso coinvolgono tutti (la trasgressione di pochi è di solito conseguenza della mediocrità di molti).

Ancora, in un sistema che agisce correttamente le vittime di quello stesso male vengono ascoltate con profondo rispetto e com-passione, e chi ascolta si lascia ferire e metter in crisi dal loro dolore, comprendendo così, grazie anche al loro “magistero”, la gravità del male fatto e del danno prodotto (fisico, psicologico, spirituale). Per questo in tale sistema si prova anche vergogna e umiliazione, senza fare gli offesi e i risentiti, e soprattutto si chiede perdono, in privato e in pubblico, e ci si fa tutti carico del male e del danno, per lenirlo e curarlo.

E infine, un buon sistema si dà delle norme perché quel male non si ripeta e altri non debbano soffrire, e il bene che è obiettivo di quel sistema sia coerentemente da tutti cercato. Ecco, nel Motu Proprio, l’obbligo della denuncia per i chierici e l’invito ai laici di segnalare l’abuso; l’obbligo ancora per ogni diocesi di fornirsi d’uno sportello per ricevere segnalazioni;

la specificazione che van denunciati non solo abusi di chierici, ma pure possesso di materiale pedopornografico e copertura degli stessi abusi e omissioni varie da parte dell’autorità, così come molestie conseguenti all’abuso di potere, e violenze su consacrate o su seminaristi da parte di chierici; altre norme sono le indicazioni per la protezione dei denuncianti e tanto più delle vittime da ogni ritorsione; la tutela delle persone vulnerabili, che sono coloro che anche solo in casi occasionali sono incapaci d’intendere e volere; il nuovo ruolo del metropolita nell’investigazione qualora la persona denunciata sia un vescovo; il coinvolgimento di professionisti laici; l’invito ad abbandonare ogni forma di finzione farisaica (di chi è rigoroso con gli altri e per niente con se stesso) e di presunzione clericale (di chi si crede al di sopra delle regole); la promozione d’una nuova cultura che invita tutti alla responsabilità e alla condivisione, e crea tra i credenti un clima di apertura, coerenza e trasparenza, al di là dei ruoli.

La norma è segno serio e concreto che si vuol perseguire un certo progetto, e mezzo efficace e vincolante per realizzarlo. Se non siamo stati luce dinanzi al mondo, queste norme potranno aiutarci a ritrovarne la fonte in Cristo, lux mundi. Perché tutti ne siano illuminati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.