La partita si gioca tutta tra potenze militari e economiche

di Nicola Salvagnin

Potenze economiche, potenze militari. Da sempre le armi accompagnano l’espansionismo economico: il dominio del più forte si è quasi sempre trasformato nel suo benessere economico (spesso, nella rovina altrui). Anche in tempi moderni: la differenza casomai la fa la qualità del “più forte”. Il Reich di Hitler e gli Stati Uniti non sarebbero stati la stessa cosa. La pace occidentale degli ultimi decenni ha sganciato le due prospettive, grazie anche all’ombrello protettivo che gli Usa hanno steso fino ad oggi. Così capita ora che la Germania sia considerata una delle prime tre potenze economiche del mondo, ma abbia un esercito lillipuziano, mal equipaggiato, peggio motivato. Le forze armate tedesche - anche in conseguenza di una certa recente storia - praticamente non esistono.

Così capita che la Russia sia invece una potenza militare di altissimo livello, forte anche di un terrificante bagaglio di armi nucleari; ma un gigante d’argilla economico: il suo Pil è inferiore a quello del Canada, le sue fortune dipendono quasi completamente dall’export di petrolio e gas. Paesi come la Gran Bretagna e la Francia hanno strutture industriali e prodotti interni lordi – così come numero di abitanti o estensione territoriale - paragonabili all’Italia, ma militarmente parlando sono invece potenze militari globali. Hanno l’atomica, basi sparse in mezzo mondo, diritto di veto all’Onu, un’intelligence di livello planetario… L’Italia, no. Si pensi infine a Israele, un micro-Stato con un’economia di successo, ma comunque in scala rispetto alle sue ridotte dimensioni; ma quanto a potenza militare e a intelligence (servizi segreti interni ed esterni) non è secondo a nessuno.

Tutto questo per arrivare a un altro punto: l’ombrello americano si sta chiudendo. Questo è il chiarissimo desiderio di Donald Trump (“cari europei, difendetevi da soli”); ma pure chiunque gli succederà, dovrà fare i conti con un’opinione pubblica sempre meno disposta a mandare a morire i propri figli lontano da casa. D’altro canto, c’è una nazione che abbina sia la potenza economica che quella militare: la Cina. Non ha per ora la forza di dominare il mondo, nemmeno una parte dello stesso; ha quindi articolato una strategia di dominio basata su un espansionismo economico furbo, senza remore, a largo raggio. Sudest asiatico, Africa, ora Europa attraverso investimenti economici miliardari che la fanno diventare un partner difficile da mettere un domani alla porta.

Per dire, la Germania già oggi ha maggiori rapporti economici con Pechino che con Washington. Un domani, dovendo scegliere, opterà per la democrazia o per i soldi?

E noi italiani?

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