Caso Einaudi, parla la madre: «Chiedo scusa all’insegnante»
La sede del Cazzulani che ospita la sezione distaccata dell’istituto superiore Einaudi di Lodi

Caso Einaudi, parla la madre: «Chiedo scusa all’insegnante»

Professoressa presa a schiaffi nel suo ufficio

«Mi sono resa conto che ho sbagliato nei confronti della vicepreside Bellini, perché ho avuto un momento incontrollabile di forte stress»: così ha scritto nelle scorse ore a «Il Cittadino» Daniela Ramaioli, la mamma di 36 anni di Caselle Lurani querelata dalla responsabile della sezione distaccata al Cazzulani dell’Istituto superiore Einaudi di Lodi, professoressa Vittoria Bellini, che sostiene di essere stata aggredita dalla donna, per tre giorni di prognosi. Un episodio finito su tutti i giornali e le televisioni perché la professoressa è stata colpita sul posto di lavoro e perché a far arrabbiare la mamma di Caselle sarebbe stata una telefonata della figlia sedicenne, che nella mattinata di giovedì scorso non era stata fatta entrare a scuola perché era stata sospesa per quindici giorni.

Le scuse arrivano dopo che in un primo momento la donna aveva spiegato e motivato il suo gesto come una “reazione” al provvedimento preso nei confronti della figlia, senza che venisse motivato o spiegato da parte della direzione della scuola. Nelle dichiarazioni delle prime ore, la mamma non aveva mostrato pentimento, e aveva espresso tutta la sua amarezza perché a sua volta, precipitatasi a scuola per incontrare i dirigenti dell’Einaudi, sarebbe stata trattata molto male e con sufficienza.

Il ministro dell’istruzione Bussetti in visita all’Einaudi a fianco della professoressa Vittoria Bellini

L’aggressione all’insegnante è diventata - a buon diritto - un caso nazionale in poche ore, ha portato persino alla visita del ministro dell’istruzione Marco Bussetti a Lodi, all’Einaudi, lunedì mattina, per un incontro con la professoressa Bellini. Sicuramente una delle prime visite di un ministro in una scuola di Lodi da quando l’Italia è una Repubblica. E anche il segretario della Flc Cgil lodigiana Pasquale Panella ha stigmatizzato nelle scorse ore la gravità dell’episodio: «Poteva accadere a ciascuno di noi (insegnanti. ndr.)», leggendolo come un attacco a tutta la scuola, ma anche come figlio di una violenza diffusa e delle rottamazioni a tutti i costi, delle critiche a tutto ciò che è pubblico, e anche come espressione di una violenza fisica figlia della facilità di ingiuria che caratterizza i social network.

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