Province, il ritorno all’antico: «Si voti per San Cristoforo»
Uno scorcio della sede della Provincia di Lodi

Province, il ritorno all’antico: «Si voti per San Cristoforo»

Gli ex presidenti lodigiani intervengono sulla possibilità di un riordino degli enti

Altro che taglio delle poltrone o battaglia “anti casta”. Sulle Province il vento è decisamente cambiato: dal Pd alla Lega il coro è per un ritorno all’antico, che per il Lodigiano significa un ruolo centrale per palazzo San Cristoforo, come motore di sviluppo e cuore della politica locale. Il riordino degli enti locali è rispuntato nell’agenda nazionale, dopo i risultati del tavolo tecnico in conferenza Stato-Città, che ha proposto – spaccando in due la maggioranza gialloverde – l’elezione diretta delle vecchie province. Se la bocciatura del referendum costituzionale del 2016 (riforma Renzi) spinge il Parlamento a una legge di sistema – come auspicato anche dagli ex presidenti della provincia di Lodi e dall’attuale guida di San Cristoforo – toni e motivazioni sono diversi. La Lega con l’assessore al territorio della Regione Lombardia, Pietro Foroni va all’attacco del centrosinistra: «Lo dicevo otto anni fa, quando ero presidente della Provincia: lo svuotamento degli enti è stata un’operazione di facciata».

Sulla stessa linea il sindaco leghista di Codogno e attuale responsabile di San Cristoforo: «Il rilancio degli enti intermedi è indispensabile. A Lodi noi gestiamo un grande patrimonio: 660 chilometri di strade, 14 istituti scolastici. Ritengo si debba tornare a far votare i cittadini per le Province».

L’attuale presidente della provincia Passerini

In casa Pd, che in passato aveva sostenuto la riforma Delrio, per ora regna la cautela ma c’è apertura all’esigenza di rimettere mano alla materia. Lo dichiara il primo presidente della Provincia di Lodi e parlamentare Pd Lorenzo Guerini: «L’esito del referendum del dicembre 2016 ha confermato il rango costituzionale delle Province. Appare quindi opportuno intervenire sulla definizione delle funzioni e delle risorse – evidenzia -. È meno urgente nell’immediato stabilire se le province debbano restare enti di secondo livello, come è attualmente, o debbano invece ritornare ad avere organi eletti con il voto popolare, una questione sulla quale personalmente non ho una posizione ideologica e su cui sono aperto a qualsiasi ragionamento. Al di là di questo aspetto, penso che un ente intermedio tra le Regioni e i Comuni possa svolgere un ruolo importante».

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